Inquinamento: i pesci cambiano sesso

Inquinamento: i pesci cambiano sesso

Uno studio sul fiume Po dell’Istituto di ricerca sulle acque del Consiglio nazionale delle ricerche (Irsa-Cnr), ha evidenziato la presenza di diversi esemplari di pesci con gonadi intersessuali,
cioè contemporaneamente maschili e femminili. Fin dal primo ritrovamento, molti studi si sono concentrati su cause, dimensioni e conseguenze del problema.

L’attenzione si è posta sulla parte centrale del Po, dove sono stati ritrovati numerosi pesci con queste malformazioni, soprattutto a valle dell’immissione del Lambro. Questo fiume
trasporta importanti quantità di inquinanti al maggior fiume italiano, e una recente ricerca dell’Irsa-Cnr pubblicata da Chemosphere dimostra, tra l’altro, una forte attività
estrogenica nel sedimento del letto sia dell’affluente sia, cosa ben più preoccupante, del recettore.

Anche grazie agli studi di Irsa-Cnr è stato dimostrato che gli effluenti di scarico di origine urbana e industriale sono, per le acque superficiali, fonte di inquinanti capaci di alterare
le normali funzioni del sistema endocrino dei vertebrati. Questi inquinanti hanno origine sia naturale sia sintetica e vengono utilizzati per scopi quanto mai eterogenei: dalla detergenza
industriale al diserbo in agricoltura, dai plastificanti ai filtri UV, dalle vernici antivegetative delle imbarcazioni sino ai farmaci contraccettivi. Per essi è stata coniata la nuova
categoria degli «interferenti endocrini» (endocrine disrupters).

«Tra gli interferenti endocrini di origine naturale», spiega Luigi Viganò, ricercatore presso l’Irsa-Cnr, «ci sono paradossalmente i nostri stessi ormoni, che
quotidianamente vengono escreti con feci e urine insieme agli altri residui del nostro metabolismo. Ben più numerosi sono gli interferenti endocrini che trovano impiego in industria e in
agricoltura (pesticidi). Fortunatamente sono meno potenti degli ormoni naturali ma sono spesso utilizzati e/o dispersi in quantità ben maggiori e quindi capaci di causare effetti
tossici».

Il risultato è che le comunità ittiche sono esposte contemporaneamente a diverse sostanze chimiche che ne alterano il sistema endocrino. Inoltre, la capacità di diluizione
del recettore può migliorare solo in parte il rischio, poiché inquinanti presenti singolarmente a concentrazioni incapaci di produrre effetti sui pesci, interferendo
contemporaneamente, possono ancora produrre cambiamenti sensibili.

Gli interferenti endocrini immessi nei corsi d’acqua possono essere trasportati in poche ore per decine di chilometri. Inoltre, poiché alcuni di questi inquinanti persistono per lungo
tempo in condizioni anaerobiche, possono facilmente accumularsi nei sedimenti (del letto) costituendo una sorta di «riserva» nella contaminazione degli ambienti acquatici, ancora
attiva e disponibile.

«Quando un pesce è esposto a queste sostanze», prosegue Viganò, «diversi suoi organi e tra questi le gonadi, subiscono alterazioni più o meno profonde in
relazione alle concentrazioni applicate. Il danno è tanto più marcato se l’esposizione avviene negli stadi giovanili e, in base alla natura chimica dell’interferente, le gonadi
mostrano la comparsa ex novo di caratteri anatomici maschili o viceversa femminili, come pure l’insorgenza di fenomeni degenerativi che riducono o compromettono radicalmente il potenziale
riproduttivo del pesce».

«Alla luce degli studi svolti sia in laboratorio che in campo a seguito dei primi ritrovamenti di esemplari intersessuali», conclude Viganò, « è ragionevole
affermare che l’alterazione gonadica più comune sia quella di femminilizzazione e cioè di esemplari di sesso maschile il cui testicolo subisce una trasformazione ad ovario. Tale
trasformazione può essere più o meno estesa, ed eventualmente completa. Gli esemplari pescati nel Po sarebbero pertanto maschi femminilizzati. Alterazioni di questa natura possono
mettere a rischio la sopravvivenza dell’intera popolazione di una data specie, tanto più se, come avviene comunemente nei grandi corpi idrici quali il Po, le cause di danno sono molteplici
e concomitanti».

La gravità e l’estensione del problema non è ancora chiarita: i casi documentati di danni da interferenti endocrini in organismi acquatici, infatti, si stanno moltiplicando in tutto
il mondo: oltre che nel Po, vi sono casi documentati nel bacino del Colorado, del Columbia, nei fiumi Mississippi e Missouri, in fiumi olandesi, danesi, spagnoli e tedeschi. Moltissimi sono i
riscontri anche nei fiumi inglesi, e non mancano le osservazioni anche in ambienti estuariali e marini.

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