Il non mangiare a colazione porta a mangiare troppo (e male) poi
30 Marzo 2009
La colazione deve essere parte fondamentale e sempre presente del percorso alimentare dei bambini. A ricordarlo è la dottoressa Christine Bennett della Bupa (British United Provident
Association, un organismo sanitario attivo in molti Paesi del Commonwealth), autrice di una ricerca sull’argomento. Tale studio ha rilevato come il 22% dei genitori, intervistati sulle abitudini
alimentari dei figli, ha ammesso che i loro bambini saltano la prima colazione tre giorni su cinque ogni settimana; un’ulteriore 20% afferma che i piccoli non consumano la prima colazione uno o
due giorni a settimana. Indagando poi sulle motivazioni, si è scoperto che la maggioranza dei genitori imputa il fatto al poco tempo a disposizione prima di uscire di casa per andare a
scuola o al lavoro, ma anche alla voglia del pargolo di dormire fino all’ultimo.
Questo comportamento non è assolutamente positivo perché, come sottolinea la dottoressa Bennet, limitare o saltare completamente la colazione «si traduce in difficoltà
di apprendimento durante le ore scolastiche e in una riduzione e scarsa attenzione per le scelte alimentari durante il resto della giornata. In questo modo è come voler guidare un’auto con
il serbatoio vuoto che si ferma proprio nel momento del bisogno». Crescendo, inoltre, i giovani che trascurano il pasto iniziale della giornata hanno maggiori probabilità di
sviluppare una cattiva gestione del cibo, incappando in problemi come l’obesità.
Per combattere questi problemi, i ricercatori propongono varie soluzioni; ad esempio, essendo la scarsità di tempo uno degli inghippi principali, invitano a fare colazione la sera, poco
prima di andare a letto.
Matteo Clerici





