Il colosso americano delle bevande soft acquista il 10% circa della società inglese, pagandolo 34 milioni di Euro.

By Redazione

C’erano una volta tre amici che, circa 10 anni fa, in Inghilterra comprarono arance, banane e ananas per un valore di 500 sterline (circa 516 Euro attuali) e li preparono assieme per creare un
frullato gigante: i tre iniziarono così a vendere, molto artigianalmente, tale bevanda ai partecipanti del Parson’s Green jazz festival. Il 6 Aprile scorso, i tre amici hanno venduto una
quota di partecipazione della loro società per 30 milioni di sterline (circa 34 milioni di Euro), alla Coca-Cola.

Sembra una favola moderna, vero? Non lo è: i tre protagonisti sono Richard Reed, Adam Balon e Jon Wright, la loro società è Innocent Drink (azienda leader nel campo dei
frullati in Gran Bretagna), valutata circa 300 milioni di sterline, che ha da poco ceduto al gigante americano delle bevande gassate il 10-20% delle azioni.

 

L’alleanza ha destato un certo scalpore, in quanto l’azienda britannica è nota per le sue prese di posizione idealistiche, mentre la Coca Cola è considerata da molti il
portabandiera dell’egemonia (o dell’arroganza) alimentare degli Stati Uniti.

 

A tal proposito, Reed ha rimarcato come il modo di fare affari della propria azienda non sarà compromesso dal legame e che i soldi della Coca Cola verranno usati per sponsorizzare
l’espansione della Innocent in Europa, con i “cugini” americani a fare da consiglieri (oltrechè da finanziatori parziali).

 

A tal proposito, egli ha dichiarato al Times: “Siamo stati grandemente impressionati dalla gente della Cola. Tutto è stato garantito affinché noi potessimo continuare a fare
quello che facciamo, solo in scala più grande.

Noi siamo in affari, non c’è nessun bisogno di fare gli ingenui, ma sentiamo profondamente la missione di fare solo prodotti naturali e salutari, essere i primi a sperimentare l’uso di
ingredienti migliori, socialmente e naturalmente, e di tecniche di produzione, elargendo fondi in carità e avendo un punto di vista sul mondo. Tutto questo rimarrà.”

 

Per ora, sia i consumatori sia il mercato sembrano aver reagito bene a quest’insolita fusione: sondaggi a campione hanno evidenziato come la maggior parte dei clienti ha considerato
positivamente l’evento; riguardo alle prospettive finanziarie, Innocent Drink mantiene saldamente la presa sul mercato britannico (100% di copertura) e si prepara al balzo sul Continente (dove
la sua presenza sì “limita” a circa il 20% dei supermercati); per gestire tale operazione, Reed ha pronosticato un aumento del personale della ditta, che correntemente dà lavoro a
250 persone.

 

In ogni caso, Innocent Drink non è la prima azienda nata dall’inventiva e dall’abilità di qualche outsider a dover fare i conti, volente o nolente con il potere e l’influenza
delle multinazionali. Rimanendo nel campo degli alimentari, possiamo citare Ben & Jerry’s, attiva nel campo dei gelati, venduta dai fondatori da Ben Cohen e Jerry Greenfield ad Uniliver per
195 milioni di Euro.

O Pret A Manger, creatore dei sandwich freschi adorati dai lavoratori della classe media, nel 2001 vendette un terzo delle quote azionarie a Mc Donald’s per circa 27 milioni di Euro.
Successivamente, Mc Donald’s cedette il private equity firm  a Bridgepoint, che assorbì Pret a Manager, in un’operazione da 385 milioni di Euro. Spostandoci invece nel settore dei
cosmetici, merita menzione The Body Shop, ceduto dai vecchi proprietari, Anita Roddick e consorte, a L’Oreal per 728 milioni di Euro.

 

Matteo Clerici

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