Il caso Nutella e i Tramaglini del 2000

Il caso Nutella e i Tramaglini del 2000

«E subito alzò la voce: – figliuoli! mi menano in prigione, perché ieri ho gridato: pane e Nutella. Non ho fatto nulla; son galantuomo: aiutatemi, non m’abbandonate, figliuoli!»

Qualcuno avrà riconosciuto la citazione (leggermente modificata, ne chiediamo scusa al Manzoni), che ci è tornata in mente dopo aver letto gli innumerevoli gridi di dolore che hanno accompagnato le notizie legate alle prossime iniziative comunitarie riguardanti i profili nutrizionali e le conseguenti limitazioni che questi dovrebbero comportare per quel che riguarda la pubblicità (si veda Profili nutrizionali inutili? Tutt’altro!, nelle Note Finali).

Così come il buon Renzo, infatti, anche i Nutella-boys hanno capito che una frase giusta, detta al momento giusto e con il giusto uditorio, vale più di mille ragionamenti.

C’é però una differenza: al contrario di Renzo, i Tramaglini del 2000 non esitano a spararle grosse, pur di raggiungere il loro scopo. Infatti: “Gli sviluppi del voto di oggi, se confermato, potrebbero mettere fuori legge la Nutella e la stragrande maggioranza dei prodotti dolciari”.

(F.P. Fulci – vicepresidente Ferrero – www.repubblica.it).

Ed i figliuoli non hanno perso tempo:
“Dopo la fritturina di pesce il Parlamento europeo potrebbe fare sparire un altro cibo che tanto piace agli italiani e non solo: la Nutella. …Si potrebbe definire “proibizionismo alimentare” con un misterioso Al Capone pronto a smerciare sotto banco pesce e dolciumi.” (A. Avico – www.blitzquotidiano.it/)

“Difendo la Nutella e lo faccio perché difendo la grande nobilissima arte dolciaria del mio Veneto, ma non solo. … mi sentirei un traditore della Patria se non mi schierassi con l’esercito delle generazioni di bambini felici o di adulti depressi che hanno visto nella Nutella una divinità.” (G. Galan – ministro delle PAAF – ansa.it)

… e non poteva mancare:

“L’ atteggiamento del Parlamento Europeo sull’ etichettatura degli alimenti ha del parossistico con l’aggiunta di informazioni nutrizionali del tutto inutili che rischiano di danneggiare una filiera agroindustriale simbolo del Made in Italy nel mondo come la Nutella…” (S. Marini, presidente Coldiretti – www.coldiretti.it)

Naturalmente ci sono state anche informazioni più corrette ma, evidentemente, meno efficaci, se, a quanto risulta, in Facebook il gruppo “Salviamo la Nutella” conta più di 3000 iscritti.

La domanda che, a questo punto, ci pare interessante è la seguente: dato che, in realtà, la Nutella non finirà fuori legge, perchè Ferrero si agita tanto? Vediamo di arrivarci per gradi.

a) Le nuove regole, se andranno in porto, avranno lo scopo di “…evitare situazioni in cui le indicazioni nutrizionali o sulla salute occultano il valore nutrizionale complessivo di un dato prodotto alimentare e possono quindi fuorviare il consumatore”

b) Il consumo di Nutella è legato, riteniamo, a due fattori:

– la Nutella piace proprio tanto (è persino antidepressiva!);

– i messaggi pubblicitari che la accompagnano sono efficaci.

Poiché solo il secondo fattore (pubblicità) sarà coinvolto nelle iniziative comunitarie, la preoccupazione di Ferrero non può che spiegarsi col fatto che una parte dei suoi consumatori potrebbe iniziare a ragionare sull’ effettivo valore nutrizionale complessivo della “divina Nutella”.

Ma, insomma, cos’è questa Nutella?

Dall’etichetta nutrizionale apprendiamo che 100 g di prodotto contengono 55,2 g di zuccheri e 31 g di grassi, così composti:

– 8,5 g di olio di nocciola (100 g di prodotto contengono 13 g di nocciole, le quali hanno un tenore medio in grassi di circa il 65%, quindi, il grasso apportato dalle nocciole sarà pari a 13g x 0,65 = 8,5 g);

– 2 g circa di burro di cacao e grassi del latte, provenienti, rispettivamente dal cacao magro e dal latte scremato;

– 20,5 g di “olio vegetale”: cioè?

Sembrerebbe trattarsi di olio di palma (tipico prodotto della filiera agroindustriale simbolo del Made in Italy): a parte i problemi legati alla deforestazione, questa materia prima (peraltro ampiamente utilizzata dall’industria alimentare) non gode, quantomeno agli occhi del consumatore medio, di un’immagine particolarmente attraente (vedi Note Finali).

Quindi, riassumendo, stiamo parlando di un prodotto costituito per più di tre quarti da zucchero e olio di palma: venendo a mancare l’opportuno supporto pubblicitario, la cosa potrebbe cominciare a far riflettere qualcuno.

Sarà forse il caso che Prandelli faccia due chiacchiere con Claudio Silvestri?

Note finali:

Profili nutrizionali inutili? Tutt’altro! 

E se Nutella distruggesse la foresta? 

Olio di palma. Have a break

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Dott. Alfredo Clerici
Tecnologo Alimentare

Newsfood.com

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