Il “caro-gasolio” mette in ginocchio anche le imprese agricole

La frenetica corsa dei prezzi del petrolio, oltre a segnare nuovi record per gasolio e benzina, sta avendo pesanti riflessi per le imprese agricole, che vedono crescere in maniera rilevante i
costi di produzione e, di conseguenza, diminuire i redditi degli agricoltori che nell’anno scorso sono scesi dello 0,9 per cento.

A sottolinearlo è la Cia-Confederazione italiana agricoltori la quale evidenzia che, negli ultimi dodici mesi, la «bolletta energetica» per l’agricoltura è cresciuta
di oltre il 20 per cento. Il che rischia di provocare, su base annua, un maggior esborso di oltre 300 milioni di euro da parte dei produttori agricoli.

Già nel 2007 -ricorda la Cia- gli agricoltori hanno dovuto fare i conti con i crescenti costi di produzione (più 6,1 per cento) e previdenziali. E quelli relativi al carburante
hanno inciso in maniera allarmante. Basti pensare che le aziende hanno dovuto sborsare 200 milioni di euro in più rispetto al 2006 a causa delle continue lievitazioni del petrolio.

Le imprese che più hanno risentito dei rincari energetici -sostiene la Cia- sono quelle che usano il gasolio per riscaldare le serre in cui coltivano ortaggi, fiori e piante. Ma anche
nella zootecnia i consumi di combustibile hanno fatto sentire i loro effetti, soprattutto per quello che concerne il riscaldamento delle stalle e gli impianti di mungitura. Stesso discorso per
le macchine agricole, il cui utilizzo ha fatto crescere gli oneri alla voce carburanti.

Ad aggravare i costi produttivi delle imprese -rimarca la Cia- c’è poi la crescita del prezzo dei mangimi che a gennaio 2008 ha fatto segnare una crescita di oltre il 23 per cento
rispetto all’analogo periodo del 2007. Rincari si hanno anche sul fronte delle sementi aumentate del 5 per cento e soprattutto dei fertilizzanti che hanno registrato un incremento del 26 per
cento.

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