II lavoro agile tra opportunità e difficoltà: una sfida per tutti
5 Gennaio 2024
L’Europa insiste sul lavoro agile
Rubrica CASA CITTA’ E SOCIETA’ – QN Il Giorno del 5 gennaio 2024 di Achille Colombo Clerici
Date: Sat, 10 May 2014
II lavoro agile tra opportunità e difficoltà: una sfida per tutti. Rubrica CASA CITTA’ E SOCIETA’ QN Il Giorno del 5 gennaio 2024
di Achille Colombo Clerici
L’Europa insiste sul lavoro agile. Secondo uno studio di Eurostat – l’ufficio statistico dell’Unione Europea – quasi il 60% delle imprese ha consentito l’accesso remoto ai dipendenti per posta elettronica, documenti e applicazioni aziendali. L’Italia è ancora al di sotto della media europea, ma mostrerebbe una tendenza crescente verso il lavoro agile. Entro il 2025, circa il 60% delle aziende italiane dovrebbe adottare il lavoro flessibile o da remoto per soddisfare i desiderata dei lavoratori e ridurre i costi legati agli spazi fisici.
Se questa previsione si avverasse, con il venir meno del rapporto interpersonale, potrebbero aversi conseguenze negative. Ciò in quanto si potrebbe dar luogo a difficoltà nella formazione professionale delle nuove leve di lavoratori, che si realizza anche attraverso il rapporto quotidiano con i colleghi più anziani ed esperti; e all’eliminazione del contatto con gli utenti, che soprattutto negli uffici pubblici, può portare ad una progressiva estraniazione del cittadino nel rapporto con le istituzioni. Senza considerare che sarebbe difficile valutare la produttività dei dipendenti e provvedere di conseguenza.
Una conferma indiretta viene fornita dallo stesso Eurostat il quale cita che la maggiore adozione avviene nei paesi del Nord come Svezia, Finlandia e Danimarca noti anche per la loro efficienza pubblica, mentre all’opposto della scala si collocano Romania, Ungheria e Bulgaria.
Com’è naturale che sia, questa propensione al lavoro agile cresce di pari passo con le dimensioni dell’azienda. Più le imprese sono grandi e più è facile/possibile lavorare anche da remoto: nel 91% delle grandi aziende, nel 77,2% delle medie, e “solo” nel 52,4% delle piccole.
L’Italia risulta essere al di sotto della media europea, A favore dello smart working in tutte le sue forme si pronunciano soprattutto i giovani, sempre più propensi ad accettare solo proposte di lavoro che permettano loro di conciliare al meglio professione e vita privata; ed è innegabile che il lavoro da remoto aiuti le stesse imprese a ridurre i costi, soprattutto quelli associati agli spazi fisici, come la locazione degli immobili, la sicurezza, l’energia, la pulizia ed altre spese di gestione e di amministrazione.
Si stima che già solo a fronte di due giorni di lavoro da remoto a settimana si possa arrivare a risparmiare circa 500 euro all’anno a postazione.





