I prezzi pazzi dei treni

Trenitalia sembra vivere in un mondo diverso dal nostro, sono stati confermati gli aumenti a partire dal primo gennaio, con la punta del 15,6% sull’eurostar Roma/Milano, con la giustificazione
della «buona qualità del servizio» di fascia alta a fronte di prezzi molto più bassi per servizi simili in Francia e Germania.

Il discorso sembrerebbe non fare una grinza, ma vengono omesse alcune questioni che, in un’economia di mercato come si vanta di essere la nostra, sono tutt’altro che secondarie: le
liberalizzazioni e le tendenze del mercato.

Nel primo caso, l’aumento delle tariffe è correlato ad una serie di investimenti che non tengono conto della rendita degli stessi: il collegamento ad alta velocità tra Roma
e Milano che sarà ultimato a fine 2008 con la tratta Bologna-Milano, dovrebbe ripagare l’investimento, secondo le stime ufficiali (1) tra il 30 e il 9%, mentre il resto sarà
coperto dall’aiuto di Stato. In un’economia che si vanta essere di liberalizzazione, è scandaloso che si concepiscano investimenti del genere ed è altrettanto scandaloso per, con
un non-chalance degna dei peggiori affamatori di popoli della nostra storia ormai passata da secoli, si imponga un aumento di tariffa ai sudditi costretti a viaggiare su questi treni oppure a
non seguire le indicazioni delle stesse autorità che invitano a lasciare il mezzo privato a casa.

Nel secondo caso, tutti i mezzi di trasporti di massa stanno modificando il loro approccio tariffario, dai low cost degli aerei a quelli delle navi, ma le ferrovie, mistificando il tutto
con gadget, rinfreschi e quotidiani gratuiti serviti ai viaggiatori, fanno il contrario. E non è un caso che, in particolare i vettori aerei low cost (con eccezioni che sono questioni da
codice penale, tipo Volareweb), sono aziende coi bilanci attivi e in piena espansione.
Le mitiche lenzuolate del ministro Pierluigi Bersani si guardano bene dal toccare il settore ferroviario, e noi sudditi utenti ne paghiamo lo scotto. è sintomatico che chi ci governa non
si renda conto che quelle briciole di liberalizzazione concesse dai vari decreti sono nulla di fronte a questa vera e propria lebbra della nostra economia che è rappresentata dal gruppo
Fs, dove si pensa di curare la malattia prendendo anche in giro gli utenti/sudditi.

Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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