I magri sentono di più il sapore del grasso
9 Marzo 2010
Le persone magre hanno un rilevatore anti grasso, situato nella bocca; tale radar naturale agisce spingendoli ad evitare alimenti come patatine fritte, cioccolatini e insaccati.
Questo il verdetto di una ricerca della Deakin University (Melbourne, Australia), diretta dal dottor Russell Keast e pubblicata sul “British Journal of Nutrition”.
Durante un test preliminare, gli scienziati hanno lavorato con 30 persone, spingendole ad individuare la presenza di acidi grassi. Si è così notato come tutti fossero in grado di
riconoscere l’eventuale “arricchimento della bevanda”, ma alcuni fossero più percettivi di altri.
Così, la squadra della Deakin University ha messo in piedi un secondo esperimento, questa volta basato su 50 soggetti.
Il dottor Keast descrive così i risultati: “Abbiamo scoperto che le persone sensibili ai grassi alimentari, in grado di ‘stanare’ il sapore” nel mirino “a concentrazioni molto basse,
finiscono per mangiare meno cibi ipercalorici rispetto a quelle ‘insensibili'”. E abbiamo visto anche che le prime hanno un indice di massa corporea inferiore alle seconde”.
In base a tali rilevamenti, gli studiosi ipotizzano come il sapore dei grassi possa influenzare la risposta del sistema di controllo dell’appetito.
Continua Keast: “Amiamo mangiare i cibi ricchi di grassi. Ma noi ipotizziamo che questo meccanismo abbia a che fare con l’interruzione del pasto: in pratica il corpo è in grado di dirci
quando è il caso di fermarsi. Ma se si è insensibili, l’avvertimento non arriva”, e si sale di peso.
Per gli scienziati, la lingua degli esseri umani possiede un rilevatore di grassi, in grado di individuare le sostanze pericolose dal sapore. Però, a causa dell’alimentazione, in alcuni
soggetti tale rilevatore è disattivato; allora, essi sono spinti a buttare giù troppo cibo.
I ricercatori ritengono di poter utilizzare tale scoperta per combattere l’obesità. In particolare, è sotto esame la possibilità di creare alimenti low-fat, con un sapore
speciale, in grado di aiutare le persone sovrappeso a continuare la dieta.
Fonte: Jessica E. Stewart, Christine Feinle-Bisset, Matthew Golding, Conor Delahunty, Peter M. Clifton and Russell S. J. Keast, “Oral sensitivity to fatty acids food consumption and
BMI in human subjects”, British Journal of Nutrition 2010, doi:10.1017/S0007114510000267
Matteo Clerici
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