Hostaria Verona 2026: 29mila visitatori e successo per il Festival del Vino
23 Ottobre 2026
di Sergio Meschi
La dodicesima edizione di Hostaria Verona registra una crescita del 10% e celebra le eccellenze enogastronomiche del territorio con oltre 380 etichette, degustazioni, musica e iniziative culturali nel cuore della città scaligera.
L’autunno scaligero, giunto a compimento con i fasti della dodicesima edizione di Hostaria Verona 2026, rinnova il proprio statuto di crocevia fondamentale per l’enologia d’eccellenza. Tra i sussurri della pietra storica e il respiro di una vocazione internazionale che travalica i confini patri, la manifestazione ha ridisegnato la geografia urbana, eleggendo le piazze e i cortili del centro — da Piazza Bra a Piazza dei Signori, sino al Cortile del Mercato Vecchio — a temporanea capitale di un’osteria diffusa che sa di antico e di contemporaneo a un tempo.
Hostaria Verona 2026: una geografia del consenso e della crescita

I numeri, sovente freddi custodi della realtà, si tingono qui di una vitalità che è specchio di una tendenza inequivocabile. La rassegna ha registrato il favore di circa 29.000 visitatori, issando un vessillo di crescita pari al 10% rispetto alla stagione trascorsa. Un successo che non si esaurisce nel perimetro fisico della pietra e del calice, ma che trova eco nei flussi digitali — prossimi al milione di visualizzazioni — e nelle lenti della stampa d’oltralpe e internazionale.
Al cuore di questo percorso, oltre 380 etichette hanno offerto la misura di una mappatura rigorosa: dai Consorzi di tutela sino alle piccole gemme della produzione artigianale, dipanandosi tra le terre d’elezione della Valpolicella, del Soave, del Bardolino e del Custoza, per aprirsi alle più ampie latitudini del panorama vitivinicolo nazionale.
La gastronomia veronese: la liturgia del gusto e la memoria della terra
Passeggiare lungo il perimetro delle casette in legno significa farsi pellegrini di una tradizione gastronomica che non teme il confronto con la modernità, anzi la nutre. Ciascuna pietanza si fa compagna d’elezione di un calice, tessendo una trama di corrispondenze organolettiche profonde.
Il risotto all’Amarone della Valpolicella è solenne sintesi della terra veronese, mantecato con il principe dei rossi e la severa nobiltà del formaggio stagionato.
Gli gnocchi sballati di malga, espressione ruvida e verace della Lessinia, sono plasmati a mano e avvolti nel calore del burro d’alpeggio e della ricotta affumicata (puina).
I tortellini di Valeggio sul Mincio, i celebri «nodi d’amore», sono racchiusi in una sfoglia sottile che custodisce la memoria di un ripieno antico.
La polenta con baccalà o la pastissada de caval rappresentano la risposta confortante e robusta alle lunghe cotture, tributo alla sapienza della cucina d’inverno.
Monte Veronese Village, olio Garda DOP e contaminazioni internazionali

Piazza Bra, attraverso il presidio del Monte Veronese Village, ha offerto il palcoscenico a una ritualità antica quanto viva: le dimostrazioni dal vivo de «Il casaro in piazza» e i laboratori interattivi hanno avvicinato le nuove generazioni alla fatica e alla nobiltà del lavoro di montagna, affiancati dalle sintonie con l’Olio Garda DOP e dai consigli di nutrizione firmati Nutrichef e Cuochi Scaligeri.
E se la tradizione trova casa, la modernità sperimenta. Lo dimostrano il debutto della preview di Verona Loves Tiramisù — in collaborazione con Forno Bonomi — e il trionfo delle masterclass dedicate al sakè giapponese, sold out a testimonianza di come il palato contemporaneo sappia farsi globale senza smarrire la propria identità.
Hostaria Verona oltre il calice: musica, arte e condivisione
Hostaria Verona si conferma, infine, format culturale polifonico. La musica — dai concerti acustici al Piano dei Signori al jazz dei Giardini di Piazza Indipendenza, sino ai vinili della domenica nel Cortile del Mercato Vecchio — ha fatto da contrappunto ai laboratori Speak & Spritz, dove il calice incontra la ceramica e la pittura.
Un presidio ideale, suggellato anche dall’impegno dei sommelier FISAR nel cinquantesimo anniversario dell’associazione, a ricordare che il vino è, prima di tutto, uno strumento di civiltà e di incontro.
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