Health Check Pac: rinnovamento si, smantellamento no!

«La comunicazione della Commissione al Parlamento Europeo ed al Consiglio sullo stato di salute della PAC riformata, è un passaggio importante per l’agricoltura e l’agroalimentare
europeo, come Cooperazione siamo disponibili ad appoggiare ogni innovazione che sia orientata alla competitività e ad un nuovo patto con i cittadini attraverso la qualità e la
rintracciabilità dei prodotti, la sicurezza alimentare, la sostenibilità ambientale e il benessere degli animali».

Con questa premessa il presidente del Coordinamento delle Centrali Cooperative Agricole ed Agroalimentari, Paolo Bruni ha aperto i lavori dell’incontro con la Commissaria Europea
all’Agricoltura, Mariann Fischer Boel sulla Comunicazione relativa alla verifica dello stato di Salute della Pac.

«La cooperazione ritiene che se le norme della Pac devono rinnovarsi, gli obiettivi rimangono ancora attuali – ha aggiunto Bruni – quindi auspichiamo che non venga liquidata la politica
dei mercati, dalle quote latte, al set aside, ai prezzi di intervento».

In attuazione di questi obiettivi le Organizzazioni Cooperative chiedono che alle Organizzazioni dei Produttori sia affidato un ruolo centrale per la gestione del
mercato.

Si tratta di estendere il modello ortofrutticolo, incentrato sul cofinanziamento di programmi operativi di attività delle OP, attraverso specifici fondi di esercizio, alla gran parte dei
settori produttivi restituendo agli stessi produttori la responsabilità di adottare misure rivolte al perseguimento dell’equilibrio tra domanda e offerta, della valorizzazione della
qualità, dello sviluppo competitivo. «Questo sistema intelligente c’è da 30 anni – ha spiegato Bruni – e ha dato risultati positivi favorendo, tra le altre cose,
l’aggregazione dei produttori e tra i tanti pregi, uno è fondamentale: responsabilizza i produttori sui quali ricadono i successi o gli insuccessi delle loro scelte».

La Comunicazione della Commissione Europea, al suo interno affronta questioni cruciali e sorvola su altre. Quanto all’intervento per i cereali che agisce come rete di sicurezza in caso di grave
turbativa del mercato mondiale, il Coordinamento ritiene che deve essere mantenuto seppure in una formula più consona alle nuove esigenze.

«E’ prematuro eliminare il set aside obbligatorio – ha detto Bruni – i titoli di ritiro possono essere «congelati» ma conservati, come già è stato fatto nel
2008».

Sulle quote latte, le conclusioni della Commissione sono troppo ottimistiche nell’immaginare una domanda in aumento sia sul piano interno che per l’esportazione. «Questa
valutazione non può prescindere dal considerare che l’abolizione graduale delle quote farà aumentare la produzione ma abbasserà i prezzi costringendo i produttori italiani
a competere con produzioni estere che invaderanno il mercato. Un «terremoto» come l’abolizione delle quote latte provocherebbe dunque una destrutturazione dell’intero
settore».

In materia di Pagamento Unico Aziendale la direzione intrapresa di andare verso una omologazione dell’aiuto ad ettaro più equo, suggerisce di esprimere una posizione di
accordo e sostegno alla proposta ma in materia di regionalizzazione occorre esaminare le soluzioni concrete che verranno adottate soprattutto nella definizione delle regioni come aree omogenee
in modo da evitare vistose differenze negli aiuti diretti percepiti finora basandosi sullo storico e, quello che rappresenterà il pagamento unico.

Altra spinosa questione è quella dei limiti massimi al sostegno.
La Comunicazione prevede un plafonamento di questo tipo:
per un’azienda agricola che percepisce un aiuto diretto dalla Ue superiore ai 100 mila euro, il pagamento (sulla cifra esuberante per es. da 101 mila a 200 mila) verrebbe ridotto del 10%, per
aiuti superiori ai 200 mila euro, il pagamento verrebbe ridotto del 25% e oltre i 300 mila euro, la percentuale di riduzione toccherebbe quota 45%.

«Capiamo che esiste un problema ma riteniamo non necessaria questa misura di imporre un limite superiore al Pagamento Unico Aziendale, piuttosto sarebbe utile legare gli aiuti, in via
prioritaria, alla effettiva quantità di lavoro attivata. La nostra mission è quella di aggregarsi per crescere e crescere per competere e il rischio è quello di innescare
pericolosi frazionamenti delle aziende per sfuggire ai limiti superiori al Pagamento Unico».

Cambiamenti climatici, gestione delle risorse idriche, biodiversità e bioenergie. A questi temi, nella Comunicazione della Commissione è dedicato uno spazio assai modesto, a
fronte di questa carenza, la Cooperazione auspica che le nuove normative siano differenziate secondo tre direttrici:
1) norme relative ai biocarburanti
2) norme relative alle produzioni agroenergetiche (elettrica, termica, gas)
3) norme relative alla produzione energetica da biomasse forestali

I numeri della Cooperazione Agricola e Agroalimentare Italiana Al Coordinamento delle Centrali Cooperative, nato nel 1998 e oggi presieduto da Paolo Bruni, aderiscono Fedagri-Confcooperative,
Legacoop Agroalimentare, Acgi Agrital e Ascat Unci. L’intera cooperazione rappresenta oltre un terzo dell’agroalimentare italiano e circa il 55% dei produttori agricoli italiani.

Insieme, le quattro Organizzazioni Nazionali associano:
6.500 cooperative attive
900.000 produttori
35 miliardi di euro di fatturato
97.000 dipendenti

Calendario
– Comunicazione di verifica dello stato di salute della Pac (Health Check) : 20 novembre 2007
– Parere del Parlamento Europeo: marzo 2008
– Proposta di regolamento (testo giuridico) approvato dalla Commissione Europea: maggio 2008
– Parere del Parlamento Europeo: entro la fine del 2008
– Consiglio dei Ministri Agricoli: entro la fine del 2008.

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