Nutrimento & nutriMENTE

Greenpeace al Consorzio Parmigiano: «Non basta aderire, bisogna dire No agli OGM»

By Redazione

Roma, Italia ? In attesa di conoscere quali azioni concrete il Consorzio per il Parmigiano Reggiano intenda intraprendere per eliminare la soia transgenica dalla filiera produttiva,
Greenpeace accoglie come primo passo l’adesione alla campagna “Italia-Europa Liberi da Ogm”.

L’utilizzo della soia biotech prodotta dalla Monsanto nei mangimi solleva molti interrogativi legati sia all’impatto ambientale delle colture Ogm che alla sicurezza del loro utilizzo per
l’alimentazione umana e animale.

Niente, allo stato dei fatti, ci porta a escludere la presenza di Dna transgenico nel prodotto finito o nel latte che viene utilizzato per la produzione, specie nel caso di animali nutriti con
Ogm per lungo tempo, come i bovini. Quanto agli effetti negativi sull’ambiente associati alle coltivazioni Ogm sono ormai numerosi e ben documentati, in particolare per quanto riguarda le
colture tolleranti agli erbicidi (come la soia della Monsanto).

In merito alle dichiarazioni dell’Efsa, è necessario ricordare che molto spesso i dati forniti dalle aziende biotech vengono assunti acriticamente dall’Autorità europea per la
sicurezza alimentare, senza considerare le opinioni scientifiche divergenti e gli impatti a lungo termine sull’ambiente e la salute. “L’esclusione degli Ogm non è una scelta
integralista, ma volta alla tutela”, spiega Federica Ferrario, responsabile Ogm di Greenpeace: “Riteniamo che i rischi legati alle colture transgeniche siano tali da giustificare un immediato
stop alla coltivazione, soprattutto in un contesto di continui allarmi sulla sicurezza degli alimenti. E gli Ogm vanno esclusi a maggior ragione in filiere produttive di qualità, come
quella del Parmigiano Reggiano”.

Le alternative ci sono. E sono concrete. La soia certificata non-Ogm è disponibile sul mercato in quantità: ve ne è a sufficienza per tutta la produzione del
Parmigiano-Reggiano e per l’intero fabbisogno italiano. È importante inoltre, come sottolineato anche dal Consorzio, promuovere e sperimentare un nuovo piano proteine su larga scala, per
integrare il sistema con ingredienti alternativi alla soia, prodotti direttamente in Italia. A questo scopo, per esempio, si possono utilizzare colture quali lupino, erba medica, favino,
pisello e altre leguminose tipiche dell’area mediterranea.

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