Grano: Inversione di tendenza, la quotazione continua a calare

Grano: Inversione di tendenza, la quotazione continua a calare

“Si inverte la tendenza e il prezzo internazionale del grano chiude la settimana in calo dell’8% a conferma  delle manovre speculative in atto sui mercati”. Lo afferma la Coldiretti nel
sottolineare che le quotazioni del grano per consegne a dicembre 2010 sono scese a 7,54 dollari per bushel (0,21 euro al chilo) nella chiusura settimanale al Chicago Board of Trade.
  

“La chiusura – sottolinea la Coldiretti – è il risultato di una settimana segnata prima dalla decisione della Russia di bloccare le esportazioni dopo che per il caldo è andato
distrutto il 20% della produzione e poi dall’annuncio di un buon raccolto in Kazakistan, con la Fao che ha comunque rivisto al ribasso del 3,7% le stime della produzione mondiale di grano ad un
valore di 651 milioni di tonnellate. Il prezzo internazionale del grano – prosegue – è ora comunque superiore del 60% a quello dell’inizio di giugno facendo registrare il più rapido
incremento degli ultimi trenta anni, anche se il valore è molto lontano dai massimi del marzo 2008 (13 dollari per bushel)”.   

Gli effetti, secondo Coldiretti, “cominciano a farsi sentire in Italia, anche se i prezzi restano sui livelli minimi al di sotto dei costi di produzione e se il frumento tenero (per il pane)
evidenzia una crescita a luglio dell’11%, quello duro (per la pasta) è in calo del 25% rispetto allo scorso anno, secondo Ismea”.

“L’andamento attuale dei prezzi del grano non giustifica dunque alcun rincaro in Italia sul pane o sulla pasta sia perché le quotazioni sono contenute ma soprattutto perché –
sostiene Coldiretti – il pane viene già pagato oltre 10 volte il prezzo del grano e il suo costo dipende per il 90% da fattori diversi dalla materia prima”.

Ricordando quindi che l’Italia è fortemente dipendente dall’estero e che “é fatto con grano importato dall’estero un pacco di pasta su tre e circa la metà del pane in vendita
in Italia”, Coldiretti punta il dito contro “scelte poco lungimiranti fatte nel tempo dall’industria italiana”, con il risultato che “in Italia si è verificato un calo delle superfici
coltivate dell’1% per il grano duro destinato alla produzione di pasta e del 5% per quello tenero per il pane secondo il bollettino Agrit del Ministero delle Politiche Agricole, determinato dai
bassi prezzi riconosciuti ai coltivatori italiani, al di sotto dei costi di produzione”.

Ansa.it per NEWSFOOD.com

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