Grandine ed il clima pazzo: sull'agricoltura ancora calamità

I fortunali e le violente grandinate che nella notte hanno colpito alcune zone della Bassa reggiana «hanno causato notevoli danni alle colture in campo, mentre per fortuna non
sembrano segnalarsi importanti danni alle strutture agricole»; ad affermarlo è il responsabile per l’ambiente e del settore tecnico della Cia di Reggio Emilia Antonio
Senza. Secondo i primi dati raccolti dall’Organizzazione agricola, «particolarmente colpite sono ampie aree agricole dei Comuni di Guastalla e Luzzara, ma i fortunali ed il
maltempo hanno colpito in qualche misura anche il territorio di Fabbrico e di Cà de Frati nel Comune di Rio Saliceto. In queste aree, si segnalano danni alle produzioni che abbiamo
già potuto quantificare in base alle segnalazioni di nostri associati, nell’ordine del 70/80% per i campi di mais, un 60/70% per quanto riguarda i vigneti, anche se per fortuna
quella interessata non è un’area tra le più intensamente vitate della nostra provincia. Per quanto riguarda il frumento, con la trebbiatura avviata da pochi giorni,
possiamo quantificare i danni nel 100%, vale a dire che c’è praticamente la perdita dell’intero prodotto».

«Fenomeni improvvisi e d’impressionante violenza come quelli di stanotte – aggiunge Senza – s’aggiungono ai periodi recenti d’intensa piovosità, che erano stati
preceduti da periodi invece piuttosto siccitosi. In sostanza siamo di fronte ad un’estremizzazione dei fenomeni meteorologici, che creano difficoltà e danni spesso rilevanti al
settore agricolo».

Il responsabile ambiente della Cia, si sofferma quindi su altri aspetti messi in luce dal maltempo: «Si manifesta con chiarezza il fatto che il nostro territorio agricolo
è stato trascurato ed ignorato per troppo tempo, sia perché considerato solo in funzione della possibile espansione residenziale, sia perché è
mancata per troppo tempo una programmazione di questo territorio in termini di salvaguardia e di valori paesaggistici. La carenza più evidente è stata però
la mancanza di una visione comune e di un efficace coordinamento tra gli Enti pubblici, che ha portato al moltiplicarsi di insediamenti urbani ed industriali senza la previsione del rischio
idraulico connesso. L’eccessiva antropizzazione ed impermeabilizzazione del territorio, che grava per lo scolo delle acque su una rete idraulica costruita oltre un secolo fa, porta al ripetersi
di episodi di allagamenti per la tracimazione di corsi d’acqua, per la cattiva manutenzione, per l’eccessivo carico d’acqua, per la sua più rapida corsa verso i corsi d’acqua
principali, per le difficoltà nello scarico delle nostre acque nel Po e nei suoi affluenti, in occasione di eventi eccezionali che ormai non sono più tanto
eccezionali».

«Per fronteggiare queste situazioni diverse ma convergenti negli esiti negativi per la nostra agricoltura – conclude Senza – occorre un più preciso e costante
coordinamento tra istituzioni, consorzi di bonifica e settori produttivi, ed occorre accelerare l’investimento sul rifacimento della rete idraulica di bonifica, che necessita di forti
adeguamenti alla situazione attuale del territorio e del clima».

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