Grandi tradizioni e contraffazioni alimentari. Le due anime della cucina cinese

Grandi tradizioni e contraffazioni alimentari. Le due anime della cucina cinese

La Cina è un Paese in piena crescita: oltre alla fame di risorse e competenze, vi è anche quella di conoscenza, anche della propria situazione interna. Il fenomeno tocca anche
l’alimentazione, con gli abitanti del Paese del Dragone desiderosi di fare il punto sullo stato della propria cucina.

A tale necessità ha risposto “Un morso di Cina” (A bite of China), documentario realizzato dalla Tv di Stato CCTV e trasmesso sulla TV pubblica locale.

I giornalisti hanno condotto un’esplorazione profonda della loro cultura gastronomica, sfruttando al massimo le risorse ed i mezzi tecnologici, offrendo così allo spettatore immagini e
notizie che vanno dai grandi ristoranti pronti all’esame della Guida Michelin alle cucine popolari, dove si prepara il cibo e lo si consuma in famiglia.

Il risultato, ovviamente ripreso in alta definizione, è un quandro notevole di quello che genericamente si chiama “cucina cinese”. Essa va così dai piatti ricercati per ricchi e
potenti ai cibi di tutti i giorni, consumati in fretta per il lavoro: in mezzo, una galassia di variazioni, legata alla storia, alla geografia, alle scelte morali.

“Un morso di Cina” piace al pubblico, come testimoniato dagli indici d’ascolto ottenuto. Non mancano però le critiche, che si focalizzano sulla mancanza di spazio dato ad uno dei
problemi dell’alimentare cinese: le contraffazioni alimentari.

In particolare, i contestatori ricordano alcuni degli scandali più recente, come il latte in polvere alla melanina o l’olio di scarto impiegato dai ristoranti Quanjude, catena rinomata
specializzata nell’anatra alla pechinese. Allora, concludono i critici, gli scandali fanno parte della storia alimentare tanto quanto le cose positive: non è giusto mettere la polvere
sotto il tappeto.

Matteo Clerici

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