Gli effetti della pesca sui mari peggiori del previsto
19 Maggio 2010
Il danno della pesca moderna (dal Diciannovesimo Secolo ad oggi) sui pesci è maggiore di quanto finora ipotizzato, con alcune specie ittiche particolarmente a rischio.
Lo sostiene una ricerca dell’Università di York (sezione Environment Department) e della Marine Conservation Society (MCS), diretta da Ruth Thurstan e pubblicata su “Nature
Communications”.
La Thurstan e compagni hanno scelto di partire dal anno 1880 e di focalizzarsi sull’azione delle flotte britanniche.
Gli studiosi hanno così esaminato la pesca a strascico, confrontando pescato rispetto alla stazza, capacità di movimento e numero d’imbarcazioni coinvolte.
In questo modo, essi hanno creato un indice (LPUP, landings of fish per unit of fishing power) che ha evidenziato come pescare una certa quantità di pesce è oggi 17 volte
più difficile di quanto non lo fosse oltre un secolo addietro.
Ed alcune specie sono diventate particolarmente rare: l’LPUP è infatti diminuito di 500 volte per l’halibut, di oltre 100 volte per l’eglefino (haddock), di oltre 20 volte per la
platessa e il nasello, mentre nel caso del merluzzo è diminuito dell’87%.
In base alle osservazioni dei ricercatori, il picco del pescato si ebbe nel 1937, quando le navi portarono a riva un quantitativo di prede 14 superiore a quello odierno. In termini ecologici,
tale cifra indica un impoverimento della fauna ittica e dell’ecosistema del mare di ben il 94%.
Spiega la Thurstan: “Siamo stati stupefatti dallo scoprire che nel 1889 in Inghilterra e nel Galles arrivavano a terra quattro volte più pesci di oggi. Se consideriamo la sofisticazione
tecnologica e la potenza delle navi attuali il fatto che la pesca abbia un successo molto inferiore di quello ottenuto dalle piccole navi a vela del XIX° secolo, possiamo avere un’idea del
drastico declino nell’abbondanza del pesce”.
Gli fa eco il professor Callum Roberts: “La ricerca rende evidente che lo stato della fauna ittica britannica, ma più in generale di quella europea, è molto peggiore delle
più pessimistiche valutazioni attualmente in circolazione”.
Quasi tutti i Paesi hanno imposto alle proprie navi limiti per la pesca a strascico. Tuttavia, conclude Roberts, la ricerca suggerisce come le normative in vigore siano obsolete e poco
restrittive. Infatti, “Le valutazioni sugli stock ittici europei e gli obiettivi di gestione che si basano su di essi risalgono a 20-40 anni fa. Questi risultati forniscono un importante
correttivo per la valutazione della gestione della pesca”.
Fonte: “Fishing fleet working 17 times harder than in 1880s to make same catch”, The University of York 04/05/010
Matteo Clerici
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