Gli effetti della pesca sui mari peggiori del previsto

Gli effetti della pesca sui mari peggiori del previsto

By Redazione

Il danno della pesca moderna (dal Diciannovesimo Secolo ad oggi) sui pesci è maggiore di quanto finora ipotizzato, con alcune specie ittiche particolarmente a rischio.

Lo sostiene una ricerca dell’Università di York (sezione Environment Department) e della Marine Conservation Society (MCS), diretta da Ruth Thurstan e pubblicata su “Nature
Communications”.

La Thurstan e compagni hanno scelto di partire dal anno 1880 e di focalizzarsi sull’azione delle flotte britanniche.

Gli studiosi hanno così esaminato la pesca a strascico, confrontando pescato rispetto alla stazza, capacità di movimento e numero d’imbarcazioni coinvolte.
In questo modo, essi hanno creato un indice (LPUP, landings of fish per unit of fishing power) che ha evidenziato come pescare una certa quantità di pesce è oggi 17 volte
più difficile di quanto non lo fosse oltre un secolo addietro.

Ed alcune specie sono diventate particolarmente rare: l’LPUP è infatti diminuito di 500 volte per l’halibut, di oltre 100 volte per l’eglefino (haddock), di oltre 20 volte per la
platessa e il nasello, mentre nel caso del merluzzo è diminuito dell’87%.

In base alle osservazioni dei ricercatori, il picco del pescato si ebbe nel 1937, quando le navi portarono a riva un quantitativo di prede 14 superiore a quello odierno. In termini ecologici,
tale cifra indica un impoverimento della fauna ittica  e dell’ecosistema del mare di ben il 94%.

Spiega la Thurstan: “Siamo stati stupefatti dallo scoprire che nel 1889 in Inghilterra e nel Galles arrivavano a terra quattro volte più pesci di oggi. Se consideriamo la sofisticazione
tecnologica e la potenza delle navi attuali il fatto che la pesca abbia un successo molto inferiore di quello ottenuto dalle piccole navi a vela del XIX° secolo, possiamo avere un’idea del
drastico declino nell’abbondanza del pesce”.

Gli fa eco il professor Callum Roberts: “La ricerca rende evidente che lo stato della fauna ittica britannica, ma più in generale di quella europea, è molto peggiore delle
più pessimistiche valutazioni attualmente in circolazione”.

Quasi tutti i Paesi hanno imposto alle proprie navi limiti per la pesca a strascico. Tuttavia, conclude Roberts, la ricerca suggerisce come le normative in vigore siano obsolete e poco
restrittive. Infatti, “Le valutazioni sugli stock ittici europei e gli obiettivi di gestione che si basano su di essi risalgono a 20-40 anni fa. Questi risultati forniscono un importante
correttivo per la valutazione della gestione della pesca”.

Fonte: “Fishing fleet working 17 times harder than in 1880s to make same catch”, The University of York 04/05/010

Matteo Clerici

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