Giovanni Ferrero, Chief Executive Officer: Ferrero non è in vendita a chicchessia
18 Ottobre 2013
Questa è la secca risposta pubblicata nelle news del sito ufficiale di Ferrero:
Ottobre 2013
17.10.2013
Ferrero non è in vendita a
chicchessia
Giovanni Ferrero, Chief Executive Officer del Gruppo Ferrero, smentisce nel modo più categorico che l’Azienda abbia ricevuto proposte di acquisto da parte di un altro Gruppo del settore
e conferma che comunque Ferrero non è in vendita a chicchessia.
Da piemontese non può che farmi piacere avere conferma che una azienda come Ferrero resti di proprietà italiana ma soprattutto mi auguro che resti il capitale umano italiano, i
posti di lavoro e le risorse che alimentano l’indotto sul territorio.
La mia preoccupazione aumenta quando vedo il crescere continuo di attività industriali in difficoltà che sono costrette a licenziare o chiudere, spesso non per mancanza di ordini ma
per mancanza di credito dalle banche e dalle incombenze fiscali del “socio occulto” al 40…50…70%, lo Stato, socio che però è latitante quando si tratta di pagare.
Nel commercio da tempo si notano attività che sono gestite da cinesi, in particolare banchetti in piazza (abbigliamento, frutta e verdura, accessori elettronici, pelletterie) e bar,
specialmente con Ricevitorie lotto in posti di particolare attrazione strategica).
La preoccupazione è per il fenomeno in atto: svendiamo quel poco che ci resta (in genere in contanti alla faccia dell’antiriciclaggio) ma cosa succederà nel futuro? Cosa lasciamo
ai nostri figli?
Giuseppe Danielli
Direttore e Fondatore
Newsfood.com
Ecco un comunicato Coldiretti:
Dalla Perugina alla Buitoni fino all’Antica Gelateria del Corso e alla San Pellegrino sono i pezzi piu’ pregiati del Made in Italy che sono da anni nelle mani della multinazionale
svizzera Nestlè. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti, in relazione alle voci sull’interesse del colosso elvetico per l’italianissima Ferrero, dalla quale si
evidenzia che sono già pari ad oltre 10 miliardi il valore dei marchi storici dell’agroalimentare italiano passati in mani straniere dall’inizio della crisi che ha favorito una
escalation nelle operazioni di acquisizione del Made in Italy agroalimentare.
Negli anni Novanta – sottolinea la Coldiretti – erano state Locatelli e San Pellegrino ad entrare nel gruppo Nestlè, anche se poi la prima era stata “girata” alla solita Lactalis (1998).
La stessa Nestlè possiede già dal 1993 il marchio Antica gelateria del Corso e addirittura dal 1988 la Buitoni e la Perugina.
Nel 2013 rischia così di accelerare ulteriormente il fenomeno che sta vedendo pezzi pregiati del made in Italy agroalimentare, e non solo, finire in mani straniere. Nel luglio scorso era
stata annunciata la decisione della società Averna di cedere l’intero capitale dell’azienda piemontese detentrice dello storico marchio dei dolci al gruppo Toksoz in Turchia che
è il maggior produttore mondiale di nocciole.
Un’operazione che segue da vicino l’acquisizione da parte della multinazionale del lusso LVMH di una partecipazione di maggioranza nel capitale sociale della Pasticceria Confetteria Cova
proprietaria della societa’ Cova Montenapoleone Srl, che gestisce la nota pasticceria milanese, mentre l’ultimo colpo nelle campagne toscane è stato messo a segno – sottolinea la
Coldiretti – da un imprenditore cinese della farmaceutica di Hong Kong, che ha acquistato per la prima volta un’azienda vitivinicola agricola nel Chianti, terra simbolo della Toscana per la
produzione di vino: l’azienda agricola Casanova – La Ripintura, a Greve in Chianti, nel cuore della Docg del Gallo Nero. Nel 2013 – conclude la Coldiretti – si è verificato il passaggio
di mano del 25 per cento della proprietà del riso Scotti ceduto dalla famiglia pavese al colosso industriale spagnolo Ebro Foods.
Redazione Newsfood.com+WebTv





