G’15 Grillo igp Terre Siciliane di Tenuta San Giaime di Gangi

G’15 Grillo igp Terre Siciliane di Tenuta San Giaime di Gangi

Il debutto con il bianco avviene in un momento magico per questa varietà di vino. E, ancora di più per il Grillo che, in Sicilia, sono in molti a ritenere il principe degli autoctoni a bacca bianca.

I Tre Moschettieri di San Giaime

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Certamente non saranno le 1.500 bottiglie del Grillo prodotte dalla Tenuta San Giaime di Gangi (tel. 0921.564005, cell. 349.5074624, info@tenutasangiaime.it) a fare lievitare le preferenze dei consumatori a favore dei bianchi; però, dietro questa etichetta di Grillo, il nome esatto è “G’15 Grillo igp Terre Siciliane”, c’è una bella storia di persone legate alle proprie origini pur vivendo ad oltre 1.500 chilometri di distanza, nonché qualche novità. Partiamo dalle novità. E, cioè, uve Grillo di mezza montagna, 750 metri di altitudine, alle pendici delle Madonie, in provincia di Palermo, che dopo il grande rosso S’14, ottenuto da Syrah in purezza, è il primo bianco prodotto dall’azienda siciliana ed anche il primo vino a poter sbandierare la sua fiera appartenenza al mondo del bio.
La storia, invece, è quella di Salvatore Cicco, che trasferitosi a Milano qualche decennio addietro per studiare alle Bocconi, sceglie di restarci e avviare una propria attività imprenditoriale: un’azienda di servizi alle imprese. Senza, però, dimenticare le vigne impiantate dal nonno a Gangi, a mille metri di altitudine che ogni anno visitava in diversi periodi dell’anno confidando al padre Gaetano che sognava di imbottigliare il vino ottenuto da uve di grande qualità. Sogno che realizza quando il figlio Alessio, che trascorreva le lunghe estate in Sicilia accompagnando il nonno nelle vigne di famiglia, decide di voler dedicare parte del proprio tempo a curare vigna e cantina. Nasce, così, S’14, vino rosso ottenuto dal Syrah che secondo gli antichi cronisti siciliani, sarebbe stato portato dai pellegrini provenienti dal Medio Oriente e diretti al Santuario di Compostela, in Spagna, che transitavano dalla Sicilia per raggiungere la Via Francigena. Vero o meno che sia questa storia, che il Syrah sia arrivato dall’Oriente è indiscutibile; e, che, poi, abbia trovato nel cuore delle Madonie, cioè nelle terre attorno a Gangi – dal 2014 iscritto nell’elenco dei borghi più belli d’Italia e due anni prima addirittura unico centro siciliano a fregiarsi del riconoscimento di “Comune Gioiello d’Italia” -, è confermato dalle 5.000 bottiglie di Cicco, che hanno la particolarità di essere ottenute da uve che maturano in montagna.
A fare compagnia al Syrah adesso c’è G’15, con il suo bel colore giallo paglierino  con leggere sfumature verdognole e profumi floreali sprigionati da ortica, pepe verde e gelsomino e gusto fresco, sapido con buona acidità ed equilibrata morbidezza. Insomma, un ottimo vino per accompagnare il pesce, oltre che servire come aperitivo. Che è frutto di una viticoltura innovativa che partendo dal “come si faceva una volta” ha convinto Alessio – racconta il padre Salvatore – a non rimanere ingabbiato negli stereotipi di una cultura agricola classica per arrivare ad una viticoltura intelligente che porta a non agire senza tenere conto, prima di tutto, delle esigenze della vigna e a non produrre vini concepiti in funzione delle mode. “La nostra scelta vincente è quella di realizzare e proporre un vino naturale, che sia figlio del suo terroir d’origine”, dice Cicco. In questo percorso, i Cicco, si fanno accompagnare da Gianfranco Cordero, enologo piemontese che collabora con l’Università di Torino e da un fautore della naturalità del cibo, Franco Mastrandrea, per avere un vino pulito per coloro che oltre al palato sono attenti alla propria salute.
Insieme al Grillo, la Tenuta San Giaime ha presentato anche un prezioso olio extra vergine d’oliva, Archè, ottenuto da olive delle cultivar Sant’Agatese e Ogliarola Messinese, presenti in un uliveto secolare di Tusa, in provincia di Messina, situato a 500 metri di altitudine affacciato sul Mar Tirreno. Si tratta di 2.000 bottiglie da 0,5 litri, che contengono un evo che rispecchia fedelmente le caratteristiche organolettiche delle due cultivar, come i sentori di fruttato lieve e una sensazione retro olfattiva di mandorla; al gusto, Archè è amabile con una gradevole nota di amaro che ne fa ottimo olio per condire cibi, crudi e cotti – verdure in pinzimonio, legumi, bruschette, pesce, ma anche per la preparazione di dolci o torte salate – per esaltare ancora di più il gusto.
Insomma, un esempio di agricoltura innovativa nel solco della tradizione.

Maria Michele Pizzillo
Newsfood.com

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