Flai Cgil: Dove andrà a finire il lavoro agricolo?

Settimana calda. E non parliamo di condizioni climatiche. Lunedì 21 a Montecitorio è passato il cosiddetto ‘maxiemendamento’ sostitutivo dell’articolo unico del disegno
di legge di conversione del decreto legge 25 giugno 208, n. 112. Il complesso meccanismo legislativo che sottende a questa sorta di scioglilingua, nei fatti, ha significato l’approvazione, da
parte della Camera dei Deputati, di una serie di modifiche degli articoli presenti nel decreto, alcuni dei quali minavano la stessa esistenza del settore agricolo e dei suoi lavoratori.

Il primo, importantissimo, risultato è stata la modifica relativa ai provvedimenti riguardanti il lavoro agricolo accessorio cosiddetto occasionale, frutto dell’approvazione di un
subemendamento al maxiemendamento. In altri termini la paventata estensione del voucher a tutti i lavoratori agricoli stagionali sembra esser scongiurata, almeno sulla carta.

Che l’articolo dovesse subire una qualche revisione è stato immediatamente chiaro e la modifica è stata pretesa, combattuta ed ottenuta non senza sforzo da parte, in
primo luogo, della Flai. Ma l’iter non è così semplice né privo di insidie. Il testo dell’articolo 22, infatti, prevede ora che l’uso del voucher venga
limitato a pensionati, studenti e lavoratori stagionali assunti dalle piccole e piccolissime imprese, con fatturato che non superi i settemila euro. Certamente la riduzione della platea di
lavoratori potenzialmente coinvolti dalla norma è un fatto positivo, ma la genericità della modifica approvata dalla Camera – ancora in discussione al Senato – rischia
di ingenerare una gran confusione e, soprattutto, di trovar difficoltà di applicazione.

In effetti, il ‘pagamento tramite voucher’, secondo l’emendamento presentato dal Governo, sarebbe utilizzabile solo per le categorie di lavoratori già ricordate. Ma quello agricolo
è un settore in cui è assai facile che un’azienda sembri piccola e non lo, abbia un fatturato basso ma sessanta lavoratori stagionali che non figurano da nessuna parte.

Insomma, c’è il rischio che, in sede applicativa, gli aggiustamenti teorici trovino scarsa rispondenza o, quantomeno, una interpretazione eterogenea.

E’ proprio per scongiurare questa ipotesi che oggi Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil hanno chiesto, unitariamente, un incontro al ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, per trovare una “univoca
interpretazione” della normativa ed avviare un unico modus operandi, che metta al riparo le migliaia di lavoratori interessati dall’applicazione della norma dal rischio di veder ‘magicamente’
sparire tutele previdenziali e diritti contrattuali. Perché l’italiano è una lingua complessa.

Antonella De Marco

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