Fisica quantistica e Tao: Cosa accade quando si accostano scienza e conoscenza?

Fisica quantistica e Tao: Cosa accade quando si accostano scienza e conoscenza?

Questo il commento di Andrea lasciato in coda al mio precedente articolo su Fisica quantistica e Tao:

Ciao,
molto interessante il tuo articolo (https://www.newsfood.com/fisica-quantistica-e-tao/).
Ci sono arrivato perchè sono in cerca di qualcosa che metti in collegamento il tempo dal punto di vista della filosofia del relativismo, e dal punto di vista del taoismo.
In tal senso ho due domande:
Il taoismo dice che prima c’era l’Uno, che poi si suddivide in yin e yang, dalla quale dicotomia si arriva a l’ Uno.
Il relativismo dice che il tempo è relativo, è che il taoismo è rimasto un pò indietro, oppure cosa?
per coloro che volessero rispondermi oltre l’autrice: xxxxxxxxxxxx che vale anche come messenger.
Ciao,
Grazie.

Ciao andrea,
sono l’autrice dell’articolo, e sono contenta di sapere che ti sia piaciuto.

Non sarà semplice dare una risposta breve ed esauriente alle tue domande, ma provo a fare del mio meglio:

Per quanto riguarda il Tao, quella che tu chiami “dicotomia yin yang” in realtà non esiste. Nel mio precedente articolo, che riguardava proprio questo argomento https://www.newsfood.com/la-teoria-dello-yin-yang/, spiegavo come yin yang non sia costituito da 2 realtà separate da una “e” o da un trattino, ma
sia un Unica entità che si distingue in 2 movimenti opposti ed in equilibrio tra loro che si chiamano appunto yin yang. La dicotomia la “aggiungiamo” noi che siamo abituati a vivere
separando gli opposti. La nostra realtà prevede che il bianco escluda il nero e che il giorno escluda la notte, non invece che le 2 forme consequenziali danzino in un’unica alternanza in
equilibrio. E qui il primo ostacolo della mente “occidentale” a capire il Tao, dato che lo interpreta secondo i suoi parametri…..

In risposta a quanto affermi di Einstein e della teoria sulla relatività, penso che andremmo ad intraprendere un discorso infinito. Per quanto mi riguarda ho deciso di pensarla
così: accetto la teoria di Einstein ma mi rendo conto che è la “verità” che abbiamo oggi. Potrebbe essere che grazie a nuove scoperte, diventi “superabile” come fu per la
meccanica di Newton dapprima considerata La risposta per poi divenire Una risposta a fenomeni che avvengono con caratteristiche specifiche
(https://it.wikipedia.org/wiki/Principi_della_dinamica, per citare un esempio).

Quindi non credo sia il Tao ad essere rimasto indietro, ma la nostra comprensione dello stesso continua ad essere relativa e parziale in quanto ci limitiamo ad analizzare il concetto che il Tao
porta, invece di imparare ad osservare l’equilibrio che regola il mondo in cui siamo immersi. La definizione stessa di Tao esprime questo concetto:

“Il Dao di cui si può parlare non è l’eterno Dao; il nome che può essere nominato non è l’eterno nome; il senza nome è l’inizio del cielo e della terra; il
nominato è la madre di tutte le cose” (Daodejing – Tao te ching)

La parola cristallizza l’esperienza in una frequenza sonora specifica, quando invece la natura essendo mutevole ed in continua evoluzione non ripropone mai l’esatta copia di se stessa. Quindi
la continua concettualizzazione di un’esperienza fisica porta lontano dalla realtà oggettiva e si limita a descrivere invece un fenomeno estrapolato dal suo contesto.

Credo dunque che per poter avere una minima parte di coscienza e conoscenza del Tao, l’unica cosa da fare è osservare, fare esperienza e non parlarne mai! 

De Toni Valentina

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