Fisco Immobili: le criticita’ della Riforma catastale
27 Ottobre 2012
Date: Fri, 26 Oct 2012 08:50:35
Subject: Aspen Institute, Seminars Venezia – Fisco Immobili : le criticita’ della Riforma catastale. – Intervista a Colombo Clerici presidente di Assoedilizia ***
A s s o e d i l i z i a
Per la tassazione dei redditi occorre riferirsi alla redditivita’ e non ai valori.
Non e’ necessario aumentare i valori imponibili per aumentare il gettito tributario: basta lavorare sulle aliquote, come si e’ sempre fatto.
La perequazione catastale si realizza facendo funzionare il Catasto e non modificando i criteri di determinazione dei valori immobiliari.
* * * * *
Nel corso di una intervista rilasciata a Venezia dove partecipa al Seminario Aspen Institute, il presidente di Assoedilizia e vice presidente di Confedilizia Achille Colombo Clerici ha fatto la
seguente dichiarazione :
« Nella impostazione della riforma catastale, la cui delega al Governo e’ all’esame delle Camere , sono presenti alcune gravi criticita’ foriere di nefasti esiti.
1- Il rischio che la parametrazione ai valori di mercato, dai quali si ricavi una redditivita’ presunta sulla base di percentuali fissate apoditticamente dall’ente impositore, cioe’ dallo Stato,
( ricordiamo che un meccanismo di questo tipo e’ gia’ presente a livello di imposte sui redditi locativi a proposito della cosiddetta parametrazione per la verifica della congruita’ dei canoni
soggetti a tassazione: un sistema talmente sballato da esser in pratica disapplicato dalla Agenzia delle Entrate ), porti a basi imponibili superiori addirittura ai valori di mercato: con
conseguenti effetti espropriativi, incostituzionali e sanzionabili anche dalla giustizia europea.
2- il fatto che la promessa invarianza della pressione fiscale, riferita al gettito complessivo delle imposte ( dirette ed indirette ), ma anche al gettito delle singole imposte, non puo’
certamente garantire le singole categorie di contribuenti da pesantissimi rincari della tassazione anche ultra vires.
E’ la questione della media Trilussiana: al contribuente interessa l’invarianza del prelievo a proprio carico, non l’invarianza del gettito a livello di sistema fiscale.
Ne’ tantomeno l’invarianza a livello di pressione fiscale ufficiale (imposte ed oneri contributivi) in rapporto al Pil .
3- La riforma catastale varata dal Governo si innesta su un sistema di tassazione sperequato ed iniquo (con effetti deleteri ove si pensi che, pur in assenza di reddito effettivo, viene
tassato un reddito presunto correlato al valore catastale) poggiante peraltro su aliquote dilatate, perche’ calibrate su basi imponibili notoriamente (anche il legislatore tributario lo
sa) inferiori ai valori di mercato.
Sicche’ la sua attuazione in tali condizioni porterebbe ad un carico tributario da vera e propria espropriazione: tanto da indurre qualcuno addirittura a “promettere” (con quale valore, poi ?)
che, una volta entrata in vigore la riforma, saranno abbassate le aliquote delle diverse imposte.
Queste promesse “a futura memoria”, sono il riconoscimento della consapevolezza, in chi le pronuncia, di muoversi male ed hanno generato allarme, proprio perche’ non si e’ mai dato, nella
storia della nostra fiscalita’, un processo di revisione sostanziale in melius.
4)- La parametrazione delle rendite catastali al valore dell’immobile ( desunto dai prezzi delle compravendite) piuttosto che alla sua redditivita’, e’ meno idonea a realizzare la corretta
valutazione del valore imponibile del cespite immobiliare ai fini impositivi.
Cio’ in quanto sulla determinazione del valore incidono molti piu’ fattori di quanti ne ricorrano nella valutazione della redditivita’: sicche’ il procedimento basato sulla
parametrazione all’unita’ media di zona risulta laconoso e fuorviante.
Se dobbiamo tassare i redditi occorre riferirci alla redditivita’ e non ai valori.
5)- Analogamente, il procedimento in esame non permette di tener conto di tutte le condizioni soggettive in cui versa l’immobile all’atto della imposizione tributaria.
La presenza ad esempio di una rapporto di locazione ( la cui durata peraltro e’ fissata dalla legge, e quindi indipendente dalla libera disposizione del contribuente) produce una sensibile
riduzione del prezzo di vendita dell’immobile della quale ovviamente non si tien conto.
Ne’ varrebbe replicare che solitamente si procede alla liberazione dell’immobile prima di venderlo: questo vale in un momento economico che presenti una certa stabilita’, non in un periodo di
crisi economica e di emergenza, qual e’ l’attuale, in cui i contribuenti possono trovarsi necessitati a monetizzare l’investimento immobiliare dall’oggi al domani.
Pagare dunque le imposte su un valore teorico sembra eccessivo ed iniquo.
4- il rischio che l’attuazione in pratica della revisione catastale conseguente alla riforma, affidata all’efficienza della collaborazione fra Comuni ed Agenzie del territorio, avvenga a macchia
di leopardo, ove meglio ed ove peggio, e quindi la riforma stessa si riduca ad essere, piu’ che un sistema di perequazione, un meccanismo di amplificazione delle sperequazioni esistenti;
impedendo di conseguenza la promessa riduzione delle aliquote per i contribuenti regolari.
5- gli effetti deleteri dell’aumento dei valori imponibili di tutte le imposte sui trasferimenti che, come primo effetto, avra’ quello di far saltare il sistema di franchigia dell’imposta di
successione.
6- Quanto poi al ricorso, da parte degli uffici finanziari ( Agenzia per il Territorio o Agenzia delle Entrate che sia ) ai dati forniti dai soggetti privati che vengono interpellati, i quali
agiscono a livello professionale e non certo istituzionale, pone la ovvia questione inerente alla necessaria terzieta’, che vien meno, da parte dei soggetti coinvolti%2




