Finanziamenti alla lirica in Emilia Romagna

Bologna – «In questi giorni mi è capitato, in un contesto più ampio, di abbozzare un ragionamento sull’organizzazione e le compatibilità finanziarie della
politica culturale regionale che ritengo ormai urgente, fondato e perciò meritevole di un confronto aperto e senza pregiudizi tra tutti i protagonisti istituzionali e culturali.

Nel 2007 l’Assessorato alla cultura della Regione Emilia-Romagna ha finanziato progetti e iniziative a Parma e nel suo territorio, per 652.000? circa, sostenendo attività che concorrono
a qualificare un panorama culturale regionale particolarmente ricco e diffuso, merito dell’impegno, senza eccezioni, di tutte le città. Vale qui la pena ricordare anche il notevole
impegno finanziario a sostegno dell’Orchestra regionale Toscanini , che mantiene la sua sede a Parma.
Non credo si possa onestamente affermare che la Regione non abbia nella più alta considerazione l’attività culturale svolta nel parmense.

Il problema è un altro, stando le necessità di controllare la spesa pubblica, anche nel settore cultura, quale modello innovativo può portare al mantenimento dei notevoli
risultati raggiunti, differenziare l’offerta e migliorare la qualità della spesa?
Sono convinto che occorra ragionare su una nuova organizzazione delle politiche cultuali regionali che incentri sui rapporti tra territori, la circuitazione, le reti e non sulla moltiplicazione
anarcoide degli eventi, nuove modalità di produzione e fruizione.
Può reggere a lungo, per esempio, nella musica lirica, un sistema che, salvo rare e virtuose eccezioni, prevede tre o quattro centri di produzione senza alcun collegamento e dove lo
sforzo economico e organizzativo nasce e muore all’interno di un’unica città e un unico teatro? Io, sinceramente, penso di no, come ritengo che la presenza di una Fondazione lirica
sinfonica, istituita con legge nazionale, nella città di Bologna, non possa che svolgere un ruolo fondamentale, non esclusivo nella produzione lirica regionale e nella circuitazione per
costruire insieme un nuovo modello di politica culturale.

Naturalmente tutto questo deve avvenire nella condivisione dei progetti e senza voler ridimensionare le grandi tradizioni storiche di città come Parma.
Io credo sia necessario per tutti avviare un confronto aperto e sereno, abbandonando anacronistici campanilismi, per arrivare anche con la dovuta gradualità, a sperimentare un nuovo
modello di gestione delle politiche culturali della Regione Emilia-Romagna».

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