Festeggiato a Ebensee anniversario della liberazione del lager

Firenze – «Nel campo di Ebensee sono stati deportati dalla mia città oltre 130 persone che avevano, agli occhi dei nazifascisti, la colpa di aver manifestato contro la
guerra chiedendo pane e libertà durante gli scioperi del marzo 1944, furono solo 18 i superstiti del lavoro in regime di schiavitù che tornarono a Prato per questo vivo una grande
emozione nell’essere ancora una volta qui per celebrare insieme a voi questo 63° anniversario della liberazione di questo lager ».

Così il presidente della Toscana Claudio Martini nel suo saluto alla cerimonia svoltasi nella città tedesca davanti al sindaco della città Herwart Loidl, al presidente del
Consiglio Regionale dell’Alta Austria Angela Ortner, al sindaco di Prato Marco Romagnoli, ma soprattutto a cittadini, superstiti e familiari delle vittime. «In questo momento mi tornano
alla mente le immagini della firma nel 1988 del gemellaggio tra Ebensee e Prato, di cui allora ero sindaco. Niente ho dimenticato da allora, la commozione, la consapevolezza di fare una cosa
unica, la speranza di aprire una strada nuova. Oggi va sottolineato che sono stati i sopravvissuti e i familiari delle vittime di questa inaudita sofferenza a promuovere il gemellaggio. Un
patto che impegnava le due comunità in un’impresa inedita, generosa e coraggiosa: la convinzione comune della necessità di atti concreti per difendere e affermare i valori della
pace e della solidarietà tra i popoli nell’Europa che si era lasciata alle spalle con grande fatica i disastri del XX secolo».

Il legame costruito dimostra secondo il presidente della Toscana che dall’odio e dalle divisioni può nascere l’amicizia e che senza riconciliazione non c’è futuro. Ma Prato ed
Ebensee hanno detto e fatto qualcosa di più: hanno costruito un rapporto di vicinanza, di condivisione umana. «Le nostre città sono oggi unite da legami di sincera
fratellanza, tanto che i nostri giovani si conoscono, si incontrano, si scambiano esperienze. Nello stesso tempo non vogliamo, non possiamo dimenticare per impedire il ripetersi delle tragedie.
Questo gemellaggio è un seme prezioso che ha dato e darà ancora molti frutti, un esempio che dobbiamo valorizzare con convinzione nella nuova Europa che sta nascendo sotto i
nostri occhi e che vogliamo ricca di valori e di speranze». E se oggi Auschwitz, per il suo valore simbolico, appare la capitale morale d’Europa, questo gemellaggio è stato la
prova generale per la scrittura della Carta Dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea. Occorre lavorare per una cultura della pace che metta al bando la guerra ed il commercio delle armi,
proponga il disarmo generalizzato e lavori alla difesa ed all’estensione dei diritti umani in tutto il mondo, contro intolleranza e xenofobia, per la convivenza tra diversi, per impedire
genocidi e pulizie etniche che ancora imperversano in molte zone del pianeta. «Il modo migliore per esprimere la nostra riconoscenza a quelle donne e a quegli uomini che persero la vita
nei modi più inumani nella notte della ragione e dei sentimenti rappresentata dal nazifascismo è lavorare con convinzione per la pace. E la pace – ha concluso il suo intervento
Martini – passa oggi attraverso le grandi battaglie di civiltà; sono felice che oggi essa passi da Ebensee, la mia città gemella».

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