Fao: Coldiretti, -30% prezzo riso nei campi che sale del 6% al consumo
16 Novembre 2009
Il fatto che il cereale più coltivato nel mondo quale è il riso, nonostante un crollo delle quotazioni alla produzione del 30 per cento, sia stato il cibo che ha fatto registrare
con la crescita del 6 per cento il più alto aumento al consumo, è la conferma delle pesanti distorsioni nel passaggio degli alimenti dal campo alla tavola che hanno la maggiore
responsabilità della fame e della povertà nei paesi ricchi ed in quelli meno sviluppati. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti su dati Istat, in occasione del Vertice
mondiale per la sicurezza alimentare della Fao durante il quale il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon ha dichiarato che “Oggi piu’ di 17mila bambini moriranno di fame. Uno ogni cinque
secondi. Sei milioni all’anno. Questo non e’ piu’ accettabile. Dobbiamo agire”.
Nonostante il forte calo dei prezzi alla produzione agricola che sono al minimo da venti anni, per le principali materie prime come latte e cereali, rimangono alti – denuncia la Coldiretti – i
prezzi al consumo nei paesi ricchi ed in quelli poveri. Se nei primi le distorsioni nel passaggio degli alimenti dal campo alla tavola rallentano la ripresa economica e mettono a rischio il
futuro delle imprese agricole, nei secondi rendono ancora piu’ difficile la sopravvivenza dell’oltre il miliardo di affamati, soprattutto tra i bambini. Lo dimostra il fatto che l’andamento dei
prezzi al consumo in 58 Paesi in via di sviluppo ha evidenziato che nell’80 per cento dei casi i prezzi sono piu’ alti dello scorso anno.
L’emergenza alimentare – sostiene la Coldiretti – non si risolve con i prezzi bassi all’origine per i produttori perche’ questi non consentono all’agricoltura di sopravvivere e, con la chiusura
delle imprese, destrutturano il sistema che non è piu’ in grado di riprendersi anche in condizioni positive. Gli aiuti alimentari sono necessari, ma non bastano e – precisa Coldiretti –
occorre investire nell’agricoltura delle diverse realtà del pianeta, dove servono prima di tutto politiche agricole regionali che sappiano potenziare le produzioni locali con la
valorizzazione delle identità territoriali per sfuggire all’omologazione che deprime i prezzi e aumenta la dipendenza dall’estero.
Alle agricolture di tutto il mondo – conclude Coldiretti – devono essere garantiti credito e investimenti adeguati se si vuole continuare a sfamare una popolazione che aumenta vertiginosamente,
si devono applicare regole chiare per evitare che sul cibo si inneschino speculazioni vergognose e garantire trasparenza e informazione ai consumatori per valorizzare le realtà locali.
Stop alle speculazioni sul cibo, difesa della qualità e della sicurezza alimentare, tutela dell’ambiente e lotta alla fame mondiale sono alcuni degli impegni richiesti alle istituzioni
dagli agricoltori degli otto Paesi del G8 nel documento elaborato G8 Farmers Union Meeting organizzato dalla Coldiretti a Roma.





