Fame, salute e HIV/AIDS: un rapporto vitale

By Redazione

ROMA – Mentre le diverse comunità si ritrovano per celebrare la Giornata Mondiale per la Lotta all’AIDS e i governi fanno il punto sui progressi compiuti per raggiungere gli
Obiettivi di Sviluppo del Millennio, il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (PAM) e la Comunità di Sant’Egidio – organizzazione non governativa con sede a Roma che si
occupa della cura dei pazienti affetti da HIV/AIDS in Africa – hanno tenuto oggi un seminario dal titolo Fame e Salute: decisioni politiche, innovazione e soluzioni.

Nel corso del seminario sono stati presentati due studi: il rapporto World Hunger Series 2007 del PAM e il case study dal Mozambico a cura di Sant’Egidio.

Il programma DREAM (Drug Resource Enhancement against AIDS and Malnutrition) che Sant’Egidio ha sviluppato attraverso 24 centri in 10 paesi africani, rappresenta un esempio di come l’assistenza
alimentare del PAM aiuti le persone infette o colpite dall’AIDS. Prevenzione e cura sono associati per fare fronte ad una serie di problemi in un approccio olistico di cure mediche e
assistenza.

«Le persone che vivono con l’Aids parlano spesso del cibo come del loro bisogno più grande ed importante,».ha detto Elizabeth Mataka, Inviato Speciale del Segretario Generale
delle Nazioni Unite per la Lotta all’AIDS in Africa, parlando al seminario di Roma. «Gli interventi relativi alla nutrizione nei programmi per l’HIV sono spesso trascurati nei dibattiti
internazionali sulle politiche per l’HIV, rimanendo seriamente sottofinanziati».

I paesi donatori hanno investito miliardi nelle cure antiretrovirali (ART) e in altri interventi sanitari per arginare il crescente impatto dell’AIDS nei paesi in via di sviluppo. Ma spesso non
valutano il fatto che chi riceve queste cure ‘salvavita’ talvolta non ha cibo né acqua potabile. Come per ogni medicina, anche gli antiretrovirali sono molto più efficaci se le
persone ricevono un’adeguata nutrizione. Il sostegno alimentare può giocare un ruolo importante nell’assicurare che quanti non hanno cibo possano trarre maggiori vantaggi terapeutici
dalle cure.

«E’ irresponsabile ignorare la questione di fame e malnutrizione, in particolare nella lotta contro l’AIDS», ha detto il Vicedirettore Esecutivo del PAM Sheila Sisulu.
«Dovremmo annullare i benefici delle cure mediche semplicemente perché la gente è troppo malnutrita per metabolizzare e trarre vantaggio dalle medicine di cui ha
disperatamente bisogno?».

«Avviato nel 2002, DREAM ha fornito assistenza a oltre 40.000 persone con il doppio obiettivo di prevenire la trasmissione dell’HIV e garantire la sopravvivenza delle madri e dei loro
figli. Il cibo è una componente essenziale della nostra cura», ha detto Leonardo Palombi, Direttore Scientifico del programma DREAM.

Il World Hunger Series 2007- Fame e Salute* del PAM affronta le molteplici relazioni esistenti tra fame e cattive condizioni di salute. ‘La fame nascosta’, si legge, colpisce oltre due
miliardi di individui. Una persona può assumere una quantità adeguata di calorie e proteine, ma se manca anche un singolo micronutriente – o una combinazione di vitamine e
minerali – il suo sistema immunitario sarà compromesso lasciando spazio alle infezioni.

Il ‘case study’ di Sant’Egidio, tratto dal programma DREAM in Mozambico, illustra l’importanza di un programma integrato di sanità pubblica per combattere HIV/AIDS e malnutrizione in
aree con minori risorse. Il modello DREAM, che è stato replicato in altri luoghi dell’Africa, comprende una valutazione nutrizionale, la somministrazione di integrazioni alimentari, la
cura di tubercolosi, malaria e delle infezioni trasmesse sessualmente.

Gli studi dimostrano come le persone colpite dall’HIV abbiano specifici bisogni nutrizionali. Secondo l’OMS, un adulto necessita di un fabbisogno energetico superiore del 20-30 per cento,
mentre i bambini con l’HIV richiedono un fabbisogno energetico superiore del 50-100 per cento; venendo colpito il tratto intestinale, queste persone hanno minor capacità di assorbimento
e minor appetito. Indagini compiute in Ruanda e Tanzania mostrano come la mancanza di cibo sia la principale ragione per la quale la gente non cerca le cure per l’HIV/AIDS; in particolare teme
che, con le medicine, possa crescere l’appetito non avendo sufficiente cibo per fronte all’aumentato fabbisogno alimentare.

In un analogo studio, il Joint United Nations Programme on HIV/AIDS (UNAIDS) ha previsto che saranno 900.000 le persone che, nel 2008, assumeranno farmaci antiretrovirali avendo bisogno di
assistenza alimentare. Il costo medio stimato per fornire razioni supplementari di cibo a un paziente è di 66 centesimi di dollaro al giorno, una cifra che rappresenta meno del 2 per
cento dell’attuale costo dei programmi farmacologici.

Il PAM è stata una delle prime organizzazioni a fornire assistenza alimentare associata ai trattamenti antiretrovirali nelle zone povere. Attualmente questo programma è attivo in
16 paesi dell’Africa e conta 182.000 beneficiari. Con i sui interventi sul fronte dell’HIV/AIDS in 50 nazioni, il PAM fornisce assistenza alimentare a 21 dei 25 paesi con il più alto
tasso di presenza di HIV. Le razioni variano ma comprendono prodotti base come riso, fagioli, cereali arricchiti, olio e sale iodizzato, per garantire i principi nutritivi essenziali a quanti
sono affetti da HIV/AIDS.

Il cibo gioca anche un ruolo importante nell’aiutare le famiglie e le comunità che si fanno carico degli orfani e dei bambini più vulnerabili. Ad esempio, il PAM assiste i bambini
nei ricoveri, attua programmi di formazione, aiuta genitori e nonni adottivi a occuparsi degli orfani. La fornitura di razioni alimentari da portare a casa assicura che i bambini possano andare
a scuola anziché lavorare nei campi o riversarsi nella più vicina città.

La World Hunger Series 2007 rappresenta una sfida ai leader affinché definiscano delle politiche basate sui successi del passato in grado di unire le attuali conoscenze con la
volontà di adottare quelle soluzioni essenziali, già sperimentate, pratiche e che hanno un buon rapporto costi-benefici.

«Per la prima volta nella storia abbiamo le conoscenze per porre fine alla fame. Ciò di cui abbiamo bisogno ora sono la volontà e l’azione per liberare l’umanità
dalla piaga della fame».ha detto John M. Powell, Vicedirettore Esecutivo del PAM presentando il rapporto a Roma. «Esistono enormi sofferenze, specialmente tra chi è colpito
dall’AIDS e dalla malnutrizione, dobbiamo far di più. Dobbiamo mobilitare la volontà collettiva, da un punto di visto economico, politico e, soprattutto, morale».

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