Export agroalimentare: “Buonitalia” è inutile, meglio sopprimerla
4 Giugno 2010
Il presidente della Cia Giuseppe Politi sottolinea che questa società non ha inciso minimamente sulla promozione delle nostre esportazioni. C’è bisogno di una strategia diversa. Di
un progetto condiviso e capace di coinvolgere i diversi ministeri interessati, le Regioni, i Comuni e le Province, le Camere di commercio e le organizzazioni professionali agricole. Riprendere la
proposta di creare in ogni nostra ambasciata un responsabile agricolo.
“Buonitalia, meglio sopprimerla. Fin dalla sua costituzione è servita veramente a poco. E’ stata un’esperienza negativa e non ha rafforzato, come era nelle intenzioni, la presenza del
nostro agroalimentare nel mondo. Un ente inutile di cui possiamo fare a meno”. Così il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi commenta le voci secondo le
quali proprio “Buonitalia” dovrebbe rientrare nella “lista nera” della manovra di governo di quelle strutture costose e improduttive da “tagliare”.
“Fin dal 2006 aggiunge Politi – avevamo sostenuto che l’agricoltura (le imprese ma anche le tematiche) era assente dalle missioni all’estero, che le iniziative di promozione si disperdevano in
mille rivoli e soggetti e che la stessa società ‘Buonitalia’ non sembrava capace di autonoma ed autorevole iniziativa. Oggi le nostre preoccupazioni vengono avallate da fatti che in
questi anni non ci sono stati. Quindi, se questa società viene soppressa non ci stracceremo certo le vesti. Anzi”.
“Da sempre – rimarca il presidente della Cia – abbiamo sottolineato che accanto a regole per limitare le contraffazioni, c’è anche bisogno di sostegno legale alle aziende che affianchi
l’attività di rilevazione delle falsificazioni. C’è la necessità di un’azione puntuale delle amministrazioni sulle norme tecniche che spesso si traducono in ostacolo
all’esportazione. Abbiamo bisogno di rafforzare, ma anche di ridefinire, la collaborazione con le agricolture dei paesi della sponda Sud del Mediterraneo sul piano tecnologico (l’esperienza dei
“green corridor”) e commerciale (le piattaforme logistiche)”.
“Si avverte sempre più l’esigenza – rileva Politi – di una seria politica di promozione delle nostre produzioni sui mercati interni ed internazionali. A tale scopo riteniamo importante e
non rinviabile la definizione di un progetto condiviso e capace di coinvolgere i diversi ministeri interessati, le Regioni, i Comuni e le Province, le Camere di commercio e le organizzazioni
professionali agricole, nel quale individuare obiettivi, risorse finanziarie, mercati, prodotti, soggetti e strumenti interessati alla promozione del ‘made Italy’ nel mondo”.
“Per questo motivo quattro anni fa avevamo sostenuto – afferma il presidente della Cia – l’urgenza di una profonda ristrutturazione degli strumenti deputati alla promozione, ad iniziare dalla
società ‘Buonitalia’ e dallo stesso Istituto nazionale per il commercio con l’estero che deve divenire un’agenzia più snella, efficace e capace di aprirsi al mondo delle
imprese ad iniziare da quelle agro-alimentari. Nello stesso tempo avevamo evidenziato l’antica proposta, mai realizzata, di individuare in ogni nostra ambasciata un responsabile agricolo e
riteniamo che debba essere ripresa ed attuata. Una proposta che oggi ci appare quanto mai attuale”.
Cia.it
Redazione NEWSFOOD.com + Web TV






