Equo indennizzo in caso di aneurisma

Con la sentenza del 19 luglio 2007, n. 4076 il Consiglio di Stato – Sezione quarta – ha ritenuto che non l’aneurisma può causare una invalidità che può dare diritto ad un
equo indennizzo.

Nel caso di specie per il Consiglio di Stato ha concorso anche una concausa non traumatica come l’ipertensione arteriosa, che potrebbe essere stata provocata dall’attività lavorativa dal
ricorrente, caratterizzata da un rilevante carico di lavoro e da gravose responsabilità personali, nonché dall’assunzione della direzione di un ufficio distrettuale.

Fatto e diritto

Un avvocato dello Stato aveva chiesto a seguito di un aneurisma dell’arteria comunicante anteriore, che aveva provocato una emorragia celebrale, la concessione dell’equo indennizzo, al
Presidente del Consiglio dei ministri il quale, facendo propria la relazione del Cppo, (Comitato per le pensioni privilegiate), aveva respinto l’istanza sostenendo che l’aneurisma è una
malformazione.

Il Parere del Cppo, (Comitato per le pensioni privilegiate)

Secondo il Cppo, (Comitato per le pensioni privilegiate “non può riconoscersi dipendente da fatti di servizio trattandosi di malformazione caratterizzata da abnorme dilatazione della
parete arteriosa per uno stato di meiopragia [debolezza] delle tuniche vasali su base costituzionale, sull’insorgenza e decorso della quale non possono aver nocivamente influito, neppure sotto
il profilo concasuale, efficiente e determinante, gli invocati eventi del servizio, durante il quale, peraltro, non risultano comprovati specifici fatti traumatici con localizzazione al
capo”).

La decisione del Tar

Il Tar (Lazio) al quale si era rivolta la P.A. respingeva il ricorso dell’avvocato, in quanto per lo stesso lo stress e il rilevante carico di lavoro del legale, non potevano aver influito
negativamente sullo stato di salute dell’uomo.

Il ricorso in appello

Ma l’avvocato contro tale statuizione ha proposto ricorso in appello per eccesso di potere riproponendo le censure svolte in primo grado e con apposita consulenza tecnica d’ufficio presentata
è stata poi disposta verifica in contraddittorio, affidata all’Ufficio medico legale del Ministero della Salute che nella sua controperizia ha chiarito che l’aneurisma non può
definirsi congenito nel vero senso della parola, in quanto ciò che è veramente congenito è l’anomalia del calibro e della suddivisione arteriosa, che nel tempo determina
alterazioni circolatorie del tutto asintomatiche (turbolenze), le quali causano l’erosione e lo sfiancamento di alcuni tratti della lamella elastica delle arterie.

Secondo tale Ufficio esistono poi cause secondarie e scatenanti tra cui l’ipertensione arteriosa o attività fisiche che implicano un brusco aumento della pressione arteriosa.

Non può, dunque, essere condivisa la valutazione del C.P.P.O. (in contrasto con quella della C.M.O. e della stessa Amministrazione in sede di riconoscimento della causa di servizio, il
quale, pur non escludendo in teoria la rilevanza di fattori acquisiti, come traumi al capo, ha giudicato di origine costituzionale l’aneurisma.

La decisione del Consiglio di Stato.

Il Consiglio di Stato ha quindi affermato che non può essere condivisa la perizia del Cppo, (Comitato per le pensioni privilegiate), che ha ritenuto di origine naturale l’aneurisma in
quanto il Comitato ha omesso di valutare l’incidenza di una possibile concausa non traumatica come l’ipertensione arteriosa, che potrebbe essere stata provocata dall’attività lavorativa
dell’avvocato dello Stato, caratterizzata da un rilevante carico di lavoro e da gravose responsabilità personali, nonché dall’assunzione della direzione di un ufficio
distrettuale.

Consiglio di Stato – Sezione quarta – sentenza 19 luglio 2007, n. 4076

Presidente – Relatore Vacirca

Ricorrente Galletto

Fatto e diritto

Con decreto in data 10 febbraio 1997, prot. 2228, il Presidente del Consiglio dei Ministri, fatti propri i motivi addotti dal C.P.P.O., respingeva l’istanza di concessione dell’equo indennizzo,
in quanto l’infermità (rottura di aneurisma dell’arteria comunicante anteriore, con conseguente emorragia cerebrale) “non può riconoscersi dipendente da fatti di servizio
trattandosi di malformazione caratterizzata da abnorme dilatazione della parete arteriosa per uno stato di meiopragia [debolezza] delle tuniche vasali su base costituzionale, sull’insorgenza e
decorso della quale non possono aver nocivamente influito, neppure sotto il profilo concasuale, efficiente e determinante, gli invocati eventi del servizio, durante il quale, peraltro, non
risultano comprovati specifici fatti traumatici con localizzazione al capo”.

L’adito Tribunale, nella resistenza dell’intimata amministrazione statale, respingeva il ricorso, assumendo la natura tecnico – discrezionale dei giudizi medico – legali, insindacabili, salvo
il caso di manifesta irrazionalità o difetto di motivazione, ritenuti non sussistenti nel caso di specie.

Avverso tale statuizione ha proposto appello l’interessato, deducendo eccesso di potere sotto varie forme sintomatiche e, sostanzialmente, riproponendo le censure svolte in primo grado.

L’amministrazione appellata ha resistito al gravame, chiedendone il rigetto.

L’appellante, con apposita memoria, ha insistito nell’accoglimento del gravame, previa ammissione di apposita consulenza tecnica d’ufficio, all’uopo versando agli atti di causa perizia medica
di parte.

Con decisione interlocutoria n. 8001 del 28 dicembre 2006 è stata disposta verificazione in contraddittorio, affidata all’Ufficio medico legale del Ministero della Salute.

Con relazione del 20 marzo 2007 il predetto Ufficio ha chiarito che l’aneurisma non può definirsi congenito nel vero senso della parola, in quanto ciò che è veramente
congenito è l’anomalia del calibro e della suddivisione arteriosa, che nel tempo determina alterazioni circolatorie del tutto asintomatiche (turbolenze), le quali causano l’erosione e lo
sfiancamento di alcuni tratti della lamella elastica delle arterie. Accanto alla base patogenetica primaria – osserva l’Ufficio – vengono riconosciute cause secondarie e scatenanti tra cui
l’ipertensione arteriosa o attività fisiche che implicano un brusco aumento della pressione arteriosa. Non può, dunque, essere condivisa la valutazione del C.P.P.O. (in contrasto
con quella della C.M.O. del 13 settembre 1995 e della stessa Amministrazione in sede di riconoscimento della causa di servizio in data 12 dicembre 1995), il quale, pur non escludendo in teoria
la rilevanza di fattori acquisiti, come traumi al capo, ha giudicato di origine costituzionale l’aneurisma.

Sulla base di tale discutibile premessa, il Comitato ha omesso di valutare l’incidenza di una possibile concausa non traumatica come l’ipertensione arteriosa e della sua origine verosimilmente
collegata (secondo il giudizio dell’Ufficio medico legale) allo svolgimento dell’attività di avvocato dello Stato, caratterizzata da rilevante carico di lavoro e da gravose
responsabilità personali nonché da ultimo, nel caso di specie, dall’assunzione della direzione di un ufficio distrettuale.

Risulta dunque fondata l’assorbente doglianza di difetto di motivazione e il provvedimento impugnato deve essere annullato, salve ulteriori determinazioni dell’Amministrazione.

Sussistono tuttavia giusti motivi per dichiarare compensate tra le parti le spese del giudizio.

PQM

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione quarta, accoglie l’appello e, in riforma della sentenza impugnata, annulla il d.P.C.M. 10 febbraio 1997, salve ulteriori determinazioni
dell’Amministrazione. Spese compensate.

Ordina che la decisione sia eseguita dall’Autorità amministrativa.

Leggi Anche
Scrivi un commento