Enoturismo strada vincente, ma occorre un’identità territoriale forte e superare le frammentazioni
6 Marzo 2008
Treviso – Che l’enoturismo possa e debba rappresentare, per Italia in generale ed in particolare per i territori a specifica vocazione vitivinicola, una strada vincente e lungimirante, ormai non ci sono più dubbi. Che però resti ancora molto da fare, soprattutto a livello di «governo» e «cabina di regia» di questo turismo emergente, è ugualmente indiscutibile.
Ne hanno preso atto e ne hanno discusso in modo articolato ed aperto operatori, esperti della comunicazione, studiosi, produttori e istituzioni che si sono ritrovati, sabato 1 marzo, presso la Scuola Enologica di Conegliano (TV), chiamati al confronto, su iniziativa della Strada del Prosecco e Vini Colli Conegliano Valdobbiadene e di Altamarca, sul tema appunto di «Enoturismo, una strada vincente».
Negli interventi dei relatori sono state sottolineate a chiare lettere le grandi potenzialità che l’enogastronomia racchiude, nuova frontiera da conquistare per far crescere, attraverso il turismo, i territori a specifica vocazione come quello ad esempio del Prosecco Doc Conegliano Valdobbiadene. «L’Enogastronomia- ha spiegato Magda Antonioli Corigliano, Direttore Master in Economia del Turismo alla Bocconi di Milano – ha assunto, dagli anni 80 in poi, un ruolo esplicito di motivazione principale dello spostamento per fasce di utenti sempre più vaste». I numeri sono notevoli: nel 2008 in Italia si possono stimare in circa 8 milioni i turisti solo per il vino, con una ricaduta di 4 miliardi di euro di fatturato, dove a fronte di ogni Euro speso in cantina sul territorio se ne generano ben 4!
Però molto resta ancora da fare per riuscire a dare solidità e far funzionare correttamente la «macchina dell’enoturismo». In primo luogo appare troppo frammentaria ed indistinta l’offerta. Lo dimostra il fatto che in Italia attualmente esistono più di 140 Strade del Vino, contro la decina della Francia, e «la loro offerta è troppo indifferenziata e l’attenzione ai fattori di qualità è ancora talvolta insufficiente» ha lamentato la Dott.ssa Antonioli Corigliano, mentre da parte sua Marco Berchi, Direttore di ‘Qui Touring’, ha ricordato come» il tema della qualità, dovrebbe essere un punto di partenza, una caratteristica distintiva della destinazione turistica, più che un obiettivo».
Ma altri punti critici riguardano anche la formazione professionale degli operatori nel settore e la capacità dei circuiti enogastronomici di abbinarsi a servizi di ricettività, ristorazione, di accoglienza ad eventi sportivi, culturali, educativi, di intrattenimento. Insomma «la motivazione meramente enogastronomica si affianca alla scoperta più generale del territorio e delle risorse culturali, artistiche e naturalistiche in esso presenti» Punto questo nodale perché rappresenta una delle principali richieste del moderno enoturista anche per la Provincia di Treviso, come ha potuto testare Alessandro Galardi, Consulente Sviluppo Sistemi di qualità, che ha presentato nel corso del convegno i primi dati sull’identikit del turista del vino che arriva nelle cantine del trevigiano e che confermano in pieno questo dato generale.
Ma si potrà lavorare su queste criticità per migliorarle, hanno ribadito all’unisono i relatori, solo se tutti gli attori – pubblici e privati – sapranno sviluppare una logica di tipo aggregativi in Italia e nel territorio della Marca; altrimenti il rischio è la polverizzazione, l’incapacità di rispondere alle esigenze dell’enofilo, ed, in ultima analisi, l’invisibilità su un mercato sempre più ampio e competitivo.
Dunque l’ imperativo per rendere davvero vincente la strada dell’enoturismo è quello di superare le divisioni per mettersi in rete: un accorato appello lanciato al territorio da parte di molti degli operatori locali intervenuti al convegno. Alessandro Martini, Direttore del Consorzio di promozione turistica «Marca Treviso» ad esempio ha sottolineato che nel mercato turistico internazionale è necessario agire in un ottica di sistema ampio: «Bisogna ragionare sul brand «Veneto» con al suo interno dei percorsi specifici, o rischiamo di essere invisibili se ognuno, a livello territoriale, va per conto suo. Il turismo dei confini amministrativi non sa che farsene». Solo così si potranno allora far crescere le presenze turistiche in Provincia di Treviso che per ora si attestano a circa 1.700.000 annue contro con un offerta ben più ampia di 4 milioni e 600.000 posti letto. Concetto questo ripreso con fermezza anche da Massimo Colomban, che nel territorio – attraverso il progetto Castelbrando a Cison di Valmarino – ha investito sino a 40 milioni di euro, e che ora si dice amareggiato perchè la polverizzazione degli organismi turistici e la difficoltà di dialogo con le istituzioni politiche «ci rende invisibili e ha impedito sinora di fatto di creare un brand, un prodotto turistico chiaramente riconoscibile ed di identità forte per la provincia di Treviso». Premessa necessaria questa, per poi poter comunicare il prodotto, creare eventi e sinergie nel territorio, operare sulla domanda che pure è molto interessante, anche pensando alla vicina Venezia, dove i turisti giapponesi arrivano a spendere sino a 2.300 Euro al giorno e quelli russi 1.300. «E’ l’identità – ha chiosato Magda Antonioli Corigliano – la locomotiva del territorio!»
Floriano Curto, Presidente della Strada del Prosecco Conegliano Valdobbiadene, nel raccogliere queste considerazioni, ha ricordato come appunto la Strada stia cercando di cambiar rotta, puntando ad aggregare attorno a sé le altre Strade del Vino, provinciali e venete, in iniziative comuni che siano più efficaci e forti, nella convinzione comunque che «per
un territorio come quello del Prosecco Doc a forte caratterizzazione paesaggistica e viticola, l’agricoltura, l’ambiente e l’enoturismo, con le sue diverse componenti, rappresentino comunque oggi la risorsa economica più importante su cui bisogna investire per il futuro complessivo dell’area».
Redazione Newsfood.com




