Educazione alla parità: fondamentale partire dalle nuove generazioni

Firenze – L’educazione alla parità tra i generi è tanto più efficace quanto più è precoce, e inizia fin dalla prima infanzia, fondamentale, dunque,
porsi il problema di una corretta educazione di genere anche con i più piccini e quindi formare adeguatamente insegnanti ed educatrici di asili nido e scuole d’infanzia.

Le sperimentazioni messe in atto in alcune scuole nel corso del progetto Equal ‘Tempo – Territorio e mainstreaming per le pari opportunità’, condotto da Comune di Firenze (capofila) e
Comune di Prato (partner del progetto), sono state presentate stamani a Firenze, alla Biblioteca delle Oblate, nel corso del convegno «Educazione alla cura e contrasto degli stereotipi –
Inizio di una sperimentazione».

Dopo l’apertura dei lavori da parte dell’assessore all’istruzione e pari opportunità del Comune di Firenze, e la presentazione del percorso formativo da parte di Marina Piazza, sociologa
dell’Istituto Gender di Milano, sono intervenuti anche gli assessori alle pari opportunità e all’istruzione della Regione Toscana.
L’assessore alle pari opportunità ha sottolineato quanto sia importante intervenire ad un livello preventivo di educazione all’equità di genere, cominciando da subito a
‘dialogare’ con i bambini, per impedire e contrastare fin dall’inizio tutti quegli stereotipi che irrigidiscono la mobilità e la versatilità delle costruzioni individuali
dell’identità. Per questo, in tema di pari opportunità, la priorità va data all’azione educativa da condurre nelle scuole. A questo proposito, l’assessore ha ricordato il
documentario-inchiesta «Tempi di lavoro, tempi di vita: la conciliazione difficile», realizzato dall’assessorato alla fine dello scorso anno, che, rivolto prevalentemente ai
giovani, verrà distribuito in scuole medie e superiori, e Università.

L’assessore all’istruzione formazione e lavoro ha sottolineato che la Regione sta lavorando in più direzioni per ampliare le opportunità per le donne, sia sul fronte
dell’occupazione, contrastando la precarietà del lavoro, favorendo la stabilizzazione e l’autoimpiego, sia su quello della possibilità di conciliare vita privata e vita
professionale, cura della famiglia e qualità dell’occupazione. Se il lavoro delle donne è cresciuto in maniera esponenziale negli ultimi anni, ancora restano zone d’ombra sia dal
punto di vista qualitativo che quantitativo. L’impegno dunque è quello di lavorare, a partire dalle scuole, per abbattere gli stereotipi di genere e far entrare sempre più le
donne nei posti solitamente riservati agli uomini. Fra le iniziative che la Regione ha messo in campo ci sono, ad esempio, incentivi per le studentesse che si iscrivono a facoltà
scientifiche, i voucher per la formazione, quelli per i servizi alla prima infanzia. Per queste iniziative possiamo contare sui finanziamenti del nuovo Fondo sociale europeo: forti dei
risultati del precedente periodo di programmazione in cui sono state le donne il 51% dei soggetti interessati, nella nuova programmazione 2007-2013 non si prevede più un asse specifico
dedicato alle donne, ma si utilizza l’intervento di genere in maniera trasversale, su tutti gli assi in cui si articola il piano. Ciò ci consentirà di lavorare in maniera
più mirata e flessibile, secondo le diverse realtà. Potremo ad esempio mettere in campo azioni per la conciliazione fra tempi di vita e di lavoro, potenziare i servizi alla prima
infanzia ma favorire la formazione delle donne con l’acquisizione di competenze finalizzate ad una occupazione più qualificata e stabile.

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