Draghi: “I progressi nella riduzione degli squilibri di bilancio sono modesti”

Roma – Dopo le critiche mosse ieri alla Finanziaria 2008 e alla situazione del deficit da parte del commissario UE Joaquin Almunia, il governatore di Bankitalia, Mario Draghi e il
presidente della la Corte dei Conti; Tullio Lazzaro, hanno rincarato la dose.

Nel corso dell’audizione in Senato sulla Finanziaria 2008, infatti, il governatore ha sottolineato che il calo dell’indebitamento netto è “lento” e che questo rappresenta un “rinvio
rischioso”.
Draghi ha aggiunto che l’utilizzo delle “entrate inattese” non ha consentito di ridurre in modo deciso gli squilibri di bilancio: “Nel corso del 2007 – ha spiegato Draghi – le entrate inattese
sono state in larga parte utilizzate per finanziare aumenti di spesa”.
“Scelte analoghe – ha continuato – caratterizzano la manovra di bilancio per il 2008, che accresce il disavanzo rispetto al suo valore tendenziale”.
Per questi motivi “i progressi nella riduzione degli squilibri di bilancio sono modesti” e “gli interventi necessari per raggiungere il pareggio sono rinviati al triennio 2009-2011”.

Il governatore di Bankitalia ha quindi affrontato lo spinoso tema delle tasse, sottolineando che, anche con la Finanziaria 2008, la pressione fiscale sarà eccessivamente elevata e che
“supererà di 2 punti percentuali quella del 2005”: “Sono stati avviati interventi volti ad accrescere l’efficienza della spesa e a migliorare l’organizzazione del settore pubblico – ha
spiegato – la sfida è ora di ottenere un forte rallentamento della spesa primaria corrente, ridurre il carico fiscale su lavoratori e imprese”.
Critiche alla Finanziaria sono arrivate anche dal presidente della Corte dei Conti, Tullio Lazzaro, che, nel corso di un’audizione in Parlamento, ha espresso “perplessità e
preoccupazione”: “Come nel 2006 e nel 2007 – ha spiegato – [la Finanziaria] è caratterizzata da una continua revisione verso l’alto delle stime sul gettito fiscale e da un significativo,
anche se minore, scostamento della spesa primaria dagli obiettivi programmatici”.
Secondo il presidente della Corte sono due i problemi principali: innanzitutto “il nodo della questione della finanza pubblica” che “resta, nel breve periodo, non risolto”. Poi il problema
della natura del tesoretto, che non si sa se è strutturale o meno: “Il rischio – ha sottolineato il presidente – è che le maggiori entrate finiscano per finanziare spese
permanenti”.
Lazzaro (come Almunia ieri) ha ribadito che il tesoretto doveva essere utilizzato per “ridurre il disavanzo tendenziale ed il debito” e che la decisione presa dall’esecutivo “tra l’altro viola
il principio fissato dallo stesso governo in sede di Dpef di una copertura dei maggiori oneri esclusivamente con correzioni di spesa”.
Secondo Lazzaro, infine, la decisione “di rinviare l’individuazione delle risorse necessarie per la definizione dei rinnovi contrattuali del biennio di competenza (2008-2009)” rappresenta “una
scelta non priva di implicazioni negative rilevanti”: in questo modo “viene di fatto istituzionalizzato il rinvio della contrattazione quanto meno all’esercizio successivo a quello di teorica
vigenza degli accordi”, ha spiegato il presidente della Corte dei Conti, aggiungendo che la Finanziaria “conferma un sistematico diasallineamento temporale tra programmazione finanziaria e
decorrenza dei contratti”.

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