Dopo petrolio è record storico per granoturco

Dopo il petrolio è record storico anche per il prezzo del granoturco che rappresenta nel mondo la principale fonte per l’alimentazione degli animali negli allevamenti e fa dunque
schizzare alle stelle i costi di produzione di carne e latte nelle stalle, lo rende noto la Coldiretti nel riferire che è stata raggiunta la quotazione di 7,316 dollari a bushel (quasi
18 centesimi di euro al chilo) per le consegne a luglio alla chiusura settimanale del Chicago Board of Trade che rappresenta la borsa di riferimento per il mercato dei prodotti agricoli di
base.

Con il record si è verificato – sottolinea la Coldiretti – un aumento del 75 per cento in un anno di uno dei prodotti agricoli piu’ coltivati al mondo a conferma delle preoccupazioni
emerse dalla riunione dei ministri delle finanze dei Paesi industrializzati del G8 riuniti a Osaka, in Giappone, al quale ha partecipato il Ministro italiano Giulio Tremonti sul fatto che
«i prezzi elevati delle materie prime, in particolare del petrolio e dei prodotti alimentari, costituiscono una seria sfida alla stabilità della crescita mondiale».

Il balzo in avanti del 3,2 per cento del granoturco in un solo giorno ha trascinato – precisa la Coldiretti – anche gli altri prodotti agricoli di base che risultano tutti in aumento, dal riso
al grano, dalla soia all’orzo. Un andamento che, dopo i ridimensionamenti dei mesi scorsi, potrebbe rappresentare – secondo la Coldiretti – una inversione di tendenza con i prezzi delle materie
prime agricole che riprendono ad aumentare per effetto delle informazioni sugli andamenti dei raccolti mondiali minacciati da maltempo e siccità.

Per il granoturco – sottolinea la Coldiretti – l’aumento è dovuto al ridimensionamento delle stime sui raccolti da parte del Dipartimento dell’agricoltura statunitense che e’ stato
costretto a rivedere al ribasso le stime per la produzione per effetto anche delle inondazioni nella regione agricola del Midwest, che ha distrutto le coltivazioni esistenti e impedito agli
agricoltori di riseminare. Il maltempo continua a flagellare gli Stati Uniti, dai quali – precisa la Coldiretti – partono il 60 per cento del granoturco, un terzo della soia e un quarto del
frumento commercializzati a livello mondiale. Nonostante siano stati coltivati 1,6 milioni di ettari in più rispetto al 2007, larga parte dei terreni è stata allagata a causa
della pioggia e gli agricoltori americani temono un vero e proprio disastro.

Le attese di un incremento delle produzioni di grano, mais, soia e riso dovuto all’aumento delle semine andranno probabilmente deluse, aggravando l’emergenza alimentare, per effetto del
maltempo e della siccità che – spiega la Coldiretti – stanno colpendo i principali paesi produttori di cereali dagli Stati Uniti alla Cina, fino all’Australia. In Cina il Governo ha
invitato i produttori a raccogliere subito tutto il riso e il grano già pronti, prima dell’arrivo delle piogge torrenziali che dovrebbero interessare il paese per almeno dieci giorni.
Problema opposto – conclude la Coldiretti – per l’Australia, ormai da due anni nella morsa della siccità. A causa della perdurante mancanza di pioggia, il raccolto di grano non dovrebbe
superare i 15 milioni di tonnellate, rispetto a una media di 17-18 milioni.

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