Denis Pantini:

A seguire un breve approfondimento sul valore della filiera agroalimentare italiana, sull’andamento dell’export con una comparazione nei confronti dei nostri diretti competitor nonché una relativa declinazione a livello regionale delle vendite all’estero.

EXPORT AGROALIMENTARE ITALIANO OLTRE I 40 MILIARDI DI EURO NEL 2017 GRAZIE A VINO , SALUMI E FORMAGGI . IL 60% DELL’EXPORT DA APPENA 4 REGIONI (VENETO, LOMBARDIA, EMILIA – ROMAGNA E PIEMONTE)

L’export agroalimentare italiano si appresta quest’anno ad oltrepassare i 40 miliardi di euro, spinto dalla crescita nelle vendite oltre frontiera di vin o, salumi e formaggi con aumenti stimati da Nomisma Agrifood Monitor compresi tra + 7 % (vino) e + 9% (formaggi). Un risultato rilevante per una filiera altrettant o importante che dall’agricoltura alla ristorazione vale il 9% del PIL italiano (con più di 130 miliardi di euro di valore aggiunto), coinvolge il 13% degli occupati totali e concentra un quarto di tutte le imprese presenti in Italia.

Bologna, 13 novembre 2017 – Secondo stime Nomisma Agrifood Monitor , quest’anno l’export agroalimentare italiano oltrepasserà i 40 miliardi di euro , grazie ad una crescita superiore al 6% rispetto all’anno precedente. A spingere il settore verso un nuovo record nelle vendite oltre frontiera sono soprattutto le esportazioni dei prodotti simbolo del “Made in Italy” alimentare, vale a dire vino, salumi e formaggi che dovrebbero chiudere l’anno con un aumento nell’export c ompreso tra il 7 e il 9% .

Guardando invece ai mercati di destinazione sono soprattutto i paesi extra – Ue (seppure rappresentino ancora meno del 35 % dell’export totale) ad evidenziare i tassi di crescita più ele vati . Tra questi Russia e Cina, con variazioni negli acquisti di prodotti agroalimentari italiani a doppia cifra (oltre il 20%), benché il loro “peso” continui ad essere marginale sul totale dell’export (meno del 2%). In linea invece con la media di settore l e esportazioni verso Nord America e paesi Ue (dati gennaio – luglio 2017).

“ L’aumento dell’export unit o ad un consolidamento della ripresa dei consumi alimentari sul mercato nazionale (+1,1% le vendite alimentari nei primi 9 mesi di quest’anno rispetto allo stesso periodo del 2016) prefigurano un 2017 all’insegna della crescita economica per le imprese della filiera agroalimentare” dichiara Denis Pantini, Responsabile dell’Area Agroalimentare di Nomisma .

Una filiera che dalla produzione agricola alla distribuzione al dettaglio e ristorazione vale oltre 130 miliardi di euro di valore aggiunto ( pari al 9% del Pil italiano), genera lavoro per oltre 3,2 milioni di occupati (il 13% del totale) e coinvolge 1,3 milioni di i mprese (il 25% delle aziende attive iscritte nel Registro Imprese delle Camere di Commercio).

Ma la rilevanza strategica della filiera agroalimentare va oltre i valori assoluti e si esprime nella sua capacità di tenuta e salvaguardia socioeconomica anche in tempo di crisi. “ Dallo scoppio della recessione globale (2008) ad oggi ” continua Pantini “ il valore aggiunto della filiera agroalimentare italiana è cresciuto del 1 6 %, contro un calo di oltre l’1% registrato dal settore manifa tturiero e un recupero del 2% del totale economia , avvenuto in maniera significativa solamente a partire dal 2015 ” .

Non male per un settore fortemente frammentato dove le imprese alimentari con più di 50 addetti (quelle medio – grandi) rappresentano appena il 2% del totale, quando in altri paesi competitor – come la Germania – questa incidenza arriva al 10%. E questo spiega anche perché la propensione all’export della nostra industria alimentare sia pari al 23% contro il 33% della Germania, o visto d a un’altra angolatura, perché le nostre esportazioni per quanto in crescita siano ancora molto inferiori a quelle francesi (59 miliardi di euro) o tedesche (7 3 miliardi).

La presenza di imprese più dimensionate unita a reti infrastrutturali più sviluppate nonché a produzioni alimentari maggiormente “market oriented” spiegano anche perché oltre il 60% dell’export italiano faccia riferimento ad appena 4 regioni: Veneto, Lombardia , Emilia Romagna e Piemonte, mentre al contrario tutto il Sud del Paese incida pe r meno del 20%.

Un differenziale che rischia di allargarsi ulteriormente anche in quest’anno di trend favorevole ai nostri prodotti, dato che nel primo semestre 2017 mentre le regioni del Nord Italia hanno messo a segno una crescita di oltre il 7% nelle ve ndite oltre frontiera, quelle del Mezzogiorno non sono riuscite a raggiungere il + 2%.

Denis Pantini
Responsabile
Area Agricoltura e Industria Alimentare
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Redazione Newsfood.com