Da oggi il viaggio nel tempo è più vicino

Da oggi il viaggio nel tempo è più vicino

Sempre più scienza, sempre meno fantascienza. Il viaggio nel tempo, ipotizzato in libri, telefilm e fumetti, se svolto in maniera corretta, può essere effettuato.

E’ quanto sostiene una ricerca del MIT (di Boston, USA), diretta dal professor Seth Lloyd.

Per illustrare la teoria, gli studiosi usano due elementi noti ed un nuovo elemento, prima di loro non considerato.

I due effetti noti sono il teletrasporto (spostare persone o cose da un luogo all’altro istantaneamente), che attualmente muove i primi passi, e la meccanica quantistica.
La carta a sorpresa è l’effetto di post selezione. Semplificando, esso è un modo nuovo di giocare vecchie carte: grazie ad esso, solo le particelle che sono state teletrasportate
potrebbero essere riportate indietro nella condizione originaria, facendo così compiere un viaggio a ritroso pure nel tempo.

La discesa in campo dell’effetto di post selezione permette alla squadra del MIT di pensare alla gravità lasciando da parte i problemi che la teoria della relatività legava ai
viaggi temporali e che richiedevano soluzioni ben più ardite.

Inoltre, spiegano gli studiosi, il nuovo effetto renderà superabile il cosiddetto “paradosso del nonno”. In tale situazione, un soggetto viaggia a ritroso nel tempo per uccidere suo
nonno. Ma ciò è paradossale, in quanto la morte del nonno renderebbe impossibile la nascita del suo aggressore.

Elucubrazioni filosofiche a parte, gli scienziati sostengono che il lavoro di Lloyd e compagni abbia le potenzialità per aprire nuove grandi prospettive, sia teoriche che pratiche.

Nel campo della conoscenza, una eventuale macchina del tempo permetterebbe di arrivare alla teoria del tutto, una formulazione che permetta di unificare le leggi in una legge universale che
descriva il mondo.

A livello pratico, l’effetto di post selezione descritto dal tema di Lyod è alla base delle sperimentazioni sul computer quantistico.

Fonte: Lisa Zyga, “Time travel theory avoids grandfather paradox”, Physorg.com, 21/07/010

Matteo Clerici

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