Da marzo a Vercelli in esposizione opere dell’Avanguardia

Da marzo a Vercelli in esposizione opere dell’Avanguardia

Dal 3 marzo al 10 giugno Vercelli ospiterà, per conto dell’ARCA, nella Chiesa di San Marco 37 opere degli artisti che sono riconosciuti nel mondo delle arti visive basilari per la
comprensione dell’Avanguardia. Si tratta di lavori di Mirò, Mondrian e Calder. 

Tre artisti di tre paesi tra loro molto distanti: della Spagna il primo, dell’Olanda il secondo e degli Stati Uniti il terzo eppure molto vicini nel dar vita a quella che sarà nel
XX° secolo una nuova forma artistica: un nuovo modo di rappresentare l’Arte. Surrealismo quella del primo, Astrattismo quella del Mondrian, Tridimensialismo quella del Calder.

Ora una parte delle loro opere riunite finalmente si potranno ammirare a Vercelli che con questa mostra (la quinta del genere) suggella anche il rapporto di collaborazione con la Collezione
Peggy Guggenheim. Partendo dalle prime realizzazioni di ciascun artista si arriva a quelle che dovevano segnare il culmine della loro ingegnosità, tanto da essere considerate, nel mondo
artistico di ogni latitudine, tra le più importanti rappresentanti dell’Avanguardia del secolo appena passato.

I lavori esposti provengono (alcuni per la prima volta in Italia) dalla Fondazione Solomon R, Guggenheim di New York e di Venezia, dal Gemeentemuseum de l’Aja e dal Palazzo Collicola Arti
Visive- Museo Carandente di Spoleto.

L’allestimento della Mostra si deve all’instancabile lavoro di Luca Massimo Barbero che ne è anche il curatore e al contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Vercelli. Ha il
patrocinio della Regione Piemonte e del Comune di Vercelli.

Il catalogo è edito da Silvanaeditoriale.

All’interno della Mostra sono stati predisposti dei servizi didattici per i giovani e previste visite guidate.

L’orario è continuo: dal lunedì a venerdì dalle 8 alle 19 con prolungamento alle 20 il sabato e i giorni festivi.

Ingresso:5 €

Informazioni: 199151123

Fin qui le notizie sulla Mostra sull’Avanguardia. A questo punto pensiamo sia interessante per gli ospiti che coglieranno l’occasione per visitare la città sapere come muoversi e
cosa… mangiare. Per la visita l’Agenzia della Valsesia e del Vercellese ha messo a punto un pieghevole dal titolo accattivante: Hai mai visto Vercelli? Oltre alla carta topografica del centro
della città con l’indicazione dei monumenti, chiese e siti importanti riporta gli itinerari da seguire (sono 5). Il I° fa perno sulla Basilica di Sant’Andrea, il 2° sulla
Cattedrale di Sant’Eusebio, il 3°, il 4° e il 5° propongono rispettivamente il museo: del Tesoro del Duomo, quello di Cammillo Leone e l’ultimo di Francesco Borgogna con la sua
Pinacoteca: che è la seconda del Piemonte.

L’altro risvolto del pieghevole propone 4 “Gite fuori porta” per vivere e riscoprire: la prima l’anima della sua campagna dominata dalle risaie, dalle cascine e dalle costruzioni fortificate
ricche di storia. La seconda è incentrata sul Parco naturale delle Lame del Sesia, paradiso faunistico prescelto da aironi, cormorani e altre specie di animali. La terza si rifà
al percorso della via dei mercanti e dei pellegrini mentre l’ultima è riservata all’antico potere delle signorie coi castelli di Monocrivello, Boronzo e altri ancora.

Purtroppo questo pregevole e interessante depliant manca della parte enogastronomica, cioè dei piatti che vengono preparati col prodotto primo della sua terra: il riso, gli ortaggi, gli
allevamenti.

Il piatto principe del vercellese è la “paniscia”: un risotto cotto in brodo di verdure, fagioli e salsiccia, al quale va aggiunto il rinomato risotto cucinato con rane e fiori di zucca.

Percorrendo uno degli itinerari “fuori porta” vale la pena di fermarsi in una tra le tante trattorie o ristoranti per assaporare gli gnocchetti bianchi e verdi amalgamati col toma d’alta
montagna facendoli seguire dalla trippa con lenticchie o dal brasato alla Gattinara e dal fritto misto.

Siamo nel cuore del fior fiore degli asparagi e dei porri nonché del cavolo. I loro nomi sono rispettivamente Parone, Morondo, Cervarolo. Mangiateli e per sempre li ricorderete per la
loro bontà.

Un’altra specialità sono gli gnocchi di patate e farina di castagne conditi con burro fuso, salvia e formaggio fresco, magari col toma della Val Sesia. e ancora la “cuchela”: patate
rosse fatte a fette e cotte con burro alle quali va aggiunto del salame.

Questo per non parlare del prosciutto di pecora, della mortadella di fegato, degli antipasti di pesce d’acqua dolce, oltre ai bolliti famosi in tutto il Piemonte.

Se alla fine vi resta un buco da riempire fatevi servire un budino composto da gianduia e amaretti di Sassello: cosa da leccarsi le dita!

Per bere non c’è che l’imbarazzo della scelta: Bonarda, Barolo, Barbera, Barbaresco, Nebbiolo oppure fate come Quintino Sella che festeggiò la presa di Porta Pia colo “Lessone”.

Il resto scopritelo da voi perché se la cultura eleva lo spirito mangiare serve per rafforzare il corpo e…..riempie la pancia.

Informazioni sull’Avanguardia: Tel.199151123


Bruno Breschi
Newsfood.com

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