Crisi, entro il 2050 a rischio un quarto della produzione alimentare mondiale

Crisi, entro il 2050 a rischio un quarto della produzione alimentare mondiale

Con un quarto della produzione alimentare mondiale che potrebbe andar perso entro il 2050 per l’impatto combinato del cambiamento climatico, il degrado dei suoli, la scarsità di acqua e
le specie infestanti, occorre intervenire immediatamente in agricoltura attraverso il credito e gli investimenti per garantire cibo sufficiente alla popolazione mondiale con la domanda di cibo
che cresce dell’1,5 per cento all’anno. E’ quanto afferma il Presidente della Coldiretti Sergio Marini, sulla base dei dati Onu, alla vigilia del primo vertice mondiale degli agricoltori dei
Paesi appartenenti al G8, il “G8 Farmers Meeting”, che si svolge giovedì 19 marzo nei saloni di Palazzo Rospigliosi a Roma in via XXIV Maggio 43, in vista dell’incontro dei Capi di Stato
e di Governo del prossimo luglio alla Maddalena e coinvolge gli agricoltori di Giappone, Stati Uniti, Canada, Germania, Francia, Inghilterra, Russia e Italia.

La popolazione mondiale è destinata a crescere da 7 a 9 miliardi di persone nei prossimi decenni e bisogna trovare soluzioni alla necessità di far aumentare la produzione di
alimenti messa a rischio non solo dal clima ma anche – sottolinea Marini – dall’indifferenza sugli effetti delle crisi internazionale sul settore agricolo che ha bisogno di investimenti in
innovazione e infrastrutture per vincere la sfida dell’alimentazione mondiale.

Si salvano le banche e si cerca di contenere i danni che la crisi genera sulla economia reale, ma – continua Marini – se la chiusura delle fabbriche genera disoccupazione, quella delle imprese
agricole produce anche drammatiche conseguenze sull’aumento della fame mondiale con le persone malnutrite che nel 2008 sono state vicine al miliardo secondo la Fao.

Alle agricolture di tutto il mondo – conclude Marini – devono essere garantiti credito ed investimenti adeguati se si vuole continuare a sfamare una popolazione che aumenta vertiginosamente, si
devono applicare regole chiare per evitare che sul cibo si inneschino speculazioni vergognose, occorre garantire trasparenza e informazione ai consumatori perché negare tutto ciò
è più distorsivo di qualsiasi aiuto di Sato.

Gli effetti negativi rischiano di farsi sentire già nel 2009 con la produzione cerealicola mondiale che sara’ inferiore rispetto ai livelli del 2008, secondo una analisi della Coldiretti
sui dati  dell’ultimo rapporto FAO Crop Prospects and Food Situation (Prospettive dei raccolti e situazione alimentare). In Europa e negli Stati Uniti, nonostante condizioni generalmente
favorevoli per il grano invernale, le superfici seminate sono diminuite a causa dei previsti minori guadagni rispetto all’anno scorso. Nei paesi a basso reddito con deficit alimentare, le
prospettive per la produzione cerealicola agli inizi del 2009 sono al ribasso. Le prime previsioni indicano un raccolto di mais piu’ ridotto in Africa australe. Condizioni di siccita’
prolungata stanno avendo effetti negativi sulla produzione di grano in Asia, specialmente in Cina per la produzione di grano invernale. Le precipitazioni sono state scarse anche in India. In
Sud America, la produzione di grano del 2008 e’ stata dimezzata a causa della grave siccita’ in Argentina. Nonostante il calo dei prezzi internazionali registrato nella seconda meta’ del 2008,
i prezzi alimentari sui mercati interni rimangono sostenuti in molti paesi in via di sviluppo. In Africa australe e in America centrale hanno continuato a salire. Nei paesi dell’Africa
occidentale ed orientale a gennaio i prezzi erano ancora ben al di sopra del livello di un anno fa. I prezzi del riso e del grano rimangono alti anche in molti paesi dell’Asia, tra cui
Afghanistan, Pakistan e Sri Lanka.

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