Crisi economica, Berlusconi: ecco perché si deve essere ottimisti

Crisi economica, Berlusconi: ecco perché si deve essere ottimisti

 

Si può essere ottimisti nel bel mezzo di una crisi mondiale? Non solo si può, ma si deve. Per due motivi: accanto a molti fattori negativi esistono non meno importanti
elementi positivi che cominciamo già ad avvertire, a cominciare dalla discesa dei prezzi e dei mutui. Secondo motivo: l’ottimismo, o meglio la fiducia di noi tutti, dalle
famiglie agli imprenditori, giocherà nel 2009 un ruolo decisivo nel farci superare più rapidamente questa burrasca. Che, non dimentichiamo, viene dall’estero e ha
caratteristiche soprattutto finanziarie.

Il calo dei prezzi. Molti se ne sono accorti già durante lo shopping natalizio: anche le grandi firme hanno iniziato le offerte speciali. I ribassi sono in media del 30%,
e a gennaio, quando partiranno i saldi ufficiali, si potrà acquistare, e bene, al 50%. Perfino il recente rapporto della Confindustria, che indubbiamente fa una analisi negativa
di quanto è accaduto e dei suoi effetti immediati, presenta l’altra faccia della medaglia: nel 2009 l’inflazione, già scesa dai picchi del 2008, tenderà
all’uno per cento. Mentre le retribuzioni, anche se ce ne accorgiamo poco, manterranno una dinamica superiore, intorno al 3-4%.

Il calo del greggio e delle materie prime. La riduzione dell’inflazione non è dovuta solo alla minore domanda, ma anche alla discesa strutturale delle materie prime.
A cominciare dal petrolio, che l’estate scorsa aveva sfiorato i 150 dollari al barile ed oggi sta a 40, meno di un terzo. Il prezzo della benzina è poco sopra l’euro
al litro, ai minimi da due anni, le bollette di luce, gas e riscaldamento si ridurranno progressivamente nel 2009 per una cifra valutata un po’ più di 2.000 euro per ogni
nucleo familiare.
Gli alimentari. Anche le materie prime alimentari costeranno meno. L’indice generale calcolato in dollari, che aveva superato quota 170, scenderà tra 90 e 100. Possiamo
tutti verificarlo al mercato o al supermarket. Il governo ha già annunciato che non saranno tollerate speculazioni in particolare su pane e pasta.

Il risparmio sui mutui. L’Euribor, il costo del denaro tra banche sul quale si calcolano le rate dei mutui variabili, è già sceso dal 5,4% di settembre al
3,1%. Oltre due punti che per un mutuo di 100 mila euro significano un risparmio medio, sulla parte interessi, di 100 euro al mese a seconda dello spread applicato dalle banche.
L’indice è destinato a scendere ancora man mano che la Bce ridurrà il costo del denaro: se, come previsto, la Banca centrale europea lo porterà intorno
all’1,5% l’Euribor arriverà nel secondo semestre 2009 all’1,9. Per chi ha un mutuo si tratta di un risparmio complessivo di circa 200 euro al mese per ogni 100
mila euro, 2.400 euro su base annua che in virtù delle modalità di applicazione dei ribassi (vengono accreditati dopo tre mesi) si faranno sentire tutti nel 2009.
Il totale dei risparmi. Complessivamente tra calo dei prezzi, delle materie prime e ribasso dei mutui, una famiglia media potrà trovarsi un bonus di 4.000 euro. Che va ad
aggiungersi alle misure decise dal governo.

Il paracadute del governo. È bene ricordare che l’esecutivo ha aperto un paracadute sui mutui, sui redditi bassi e sulle bollette. Le rate dei primi non potranno
superare, tra interessi e spread, il 4%, oppure il tasso complessivo applicato al momento della stipula. Sono poi tuttora in vigore la convenzione tra banche e ministero
dell’Economia, le rinegoziazioni e la surroga (trasferimento del mutuo ad altro istituto). Le banche, inoltre, in base al recente decreto Tremonti, sono tenute o ad applicare il
tasso base della Bce, oppure ad indicarlo al cliente. Sono tutte opportunità che un consumatore attento non dovrà farsi sfuggire a partire dai prossimi mesi: chiedendo
alla banca di ridurre lo spread o di applicare condizioni migliorative, e poi valutando offerte concorrenti.
La difesa dei redditi bassi. Il governo, con la carta-acquisti e il bonus famiglie, ha già stanziato oltre 6 miliardi di euro per difendere i redditi più bassi e i nuclei
familiari numerosi, fino a redditi complessivi da 35 mila euro.

Gli incentivi alle aziende. La manovra comprende anche la detraibilità dell’Irap e la ridefinizione degli studi di settore per aziende e professionisti.

Riaprono i grandi cantieri. La decisione di ieri del Cipe ha aggiunto 16,6 miliardi agli 11 già stanziati per far ripartire immediatamente le grandi opere. Tra queste, la
Salerno-Reggio Calabria, l’autostrada Tirrenica, il Mose, il completamento dell’Alta Velocità ferroviaria. Oggi il governatore del Veneto, Galan, inaugurerà il
Passante di Mestre, un’opera attesa da decenni. Il nastro d’asfalto e gli svincoli sono pronti; tra due mesi, dopo il completamento della segnaletica, il Passante
verrà ufficialmente consegnato da Silvio Berlusconi alla collettività.

Niente più crisi finanziarie. Ogni governo ha attivato misure e anticorpi per evitare che bolle speculative come quella del 2007-2008 si ripetano. Il coordinamento tra
governi europei è continuo. Ed appunto ai governi, eletti dal popolo, che si pensa di trasferire gli strumenti di controllo, sottraendoli ad istituzioni rappresentative dei
banchieri stessi che hanno vigilato poco e male. Da gennaio prossimo il G8, l’organismo dei grandi della terra, passerà sotto guida italiana, e su alcuni temi si
allargherà ai nuovi protagonisti dell’economia mondiale, dalla Cina all’India, al Brasile. Berlusconi, che lo presiederà, e Tremonti, che si occuperà
della parte economica, vigileranno sull’attuazione di nuovi strumenti di difesa dalle crisi.
L’interesse del Paese. La conclusione del summit europeo sul clima, così come le trattative in ambito Ue sull’agricoltura, dimostrano che l’Italia sta
difendendo i propri interessi senza contrastare lo sviluppo generale. Ne ha dato atto lo stesso presidente francese Nicolas Sarkozy a Berlusconi: “Senza l’intervento
decisivo dell’Italia non avremmo raggiunto questo accordo”. Dunque un mondo più pulito e un’agricoltura più efficiente, ma senza far pagare il conto al
nostro Paese.

L’Italia è in mani buone: ora tocca a noi. Il governo ha agito fin dall’inizio con tempestività ed efficienza. Ha affrontato la crisi economica prima
degli altri mettendo al riparo i conti pubblici ed evitando assalti alla diligenza. È intervenuto di volta in volta con correttivi e incentivi là dove ce n’era
bisogno. La linea è quella del pragmatismo, della guerra agli sprechi e ai privilegi, degli aiuti ai più deboli e ai più esposti, ma anche al settore industriale
meritevole. Siamo passati dalle Finanziarie-carrozzone viste fino all’era Prodi, dalla sudditanza all’Europa della finanza e delle banche attuata dalla sinistra, alla
politica della collaborazione europea basata sull’autorevolezza e sul rapporto tra governi. Insomma, la guida è sicura, la maggioranza è ampia, la garanzia di un
governo stabile è la prima assicurazione per superare presto e bene la crisi. Ora tocca anche a noi. Le statistiche, a cominciare da quelle sulla disoccupazione, fotografano una
realtà vista dall’alto. Ma è appunto un’immagine statica, che non tiene conto dei comportamenti individuali.

Quanto vale la fiducia. L’Italia si è rialzata nel dopoguerra, ha reagito allo shock del petrolio, alla crisi dei Bot, alle bolle della new economy e della borsa, a
Tangentopoli. Davvero pensiamo che non reagiremo a questa situazione? Ad una crisi certo profonda, ma anche molto breve? La fiducia conta molto, lo dicono perfino le statistiche,
comprese quelle della Confindustria. Nel secondo semestre 2009 le famiglie, un po’ per i soldi risparmiati un po’ per aver ridotto le spese, ed un po’ per aver ridotto
gli investimenti finanziari, si troveranno con maggiori diponibilità liquide stimate in oltre 40 miliardi di euro. Oltre 20 miliardi risparmierà l’azienda Italia per
il solo calo delle materie prime. Insomma, avremo tutti quanti le forze e gli strumenti per ripartire. Un atteggiamento di fiducia, che naturalmente dovrà essere indotto e
assecondato dal governo e dalle imprese, potrà valere molto. Anzi, risultare determinante: sempre secondo la Confindustria, potrebbe valere oltre un punto di Pil, più di
16 miliardi di euro di ricchezza. La ripresina attesa per fine 2009, che dovrebbe tradursi in una ripresa nel 2010, potrebbe trasformarsi in un mini-boom: un aumento del Pil di 1,4
punti. Venendo da una crescita sottozero, passeremmo ad un aumento di oltre due punti. Più ricchezza, più posti di lavoro, più tranquillità. E più
ottimismo. Ecco perché fiducia e ottimismo non sono slogan, ma leggi (e tra le migliori) dell’economia. Già: sarebbe il momento di ricordare che quella del
“self fulfilling profhecy”, lo studio delle profezie negative che si auto-avverano, citata da Berlusconi, non è una trovata come dicono i soliti catastrofisti, ma una
disciplina scientifica che da decenni fa parte delle migliori pratiche dell’economia e comprende ricerche (tra le più recenti quella di Michael Gonin
dell’Università di Losanna), premi Nobel, pubblicazioni accademiche (per esempio Trevor Pinch del Mit di Boston e Gregor Mankiw di Harvard). Paesi come gli Usa e la
Germania misurano periodicamente l’indice di fiducia dei consumatori, dei produttori, degli intermediari e degli addetti alle vendite (storico è l’indice dello stato
del Michigan). E si tratta di indicatori infallibili dell’economia reale, la rivincita sull’economia di carta.

 

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