Creare un indirizzo email con un nome altrui può costare la galera

Attenzione, popolo della rete: usare un nome diverso dal proprio per registrare un indirizzo di posta elettronica e farsi passare per un’altra persona sul web può portare dritti dritti
in galera, lo ha stabilito la quinta sezione penale della Cassazione, condannando ad un anno di reclusione un trentasettenne di Firenze che aveva usato il nome di un’amica per registrare una
casella di posta e che poi “aveva allacciato rapporti con utenti della rete internet a nome della ragazza”.

A nulla sono valse le giustificazioni del ragazzo, che ha sottolineato come sia normale registrare indirizzi di posta elettronica con un nome diverso dal proprio (anche di fantasia): la Corte
ha ribadito che, anche se questo “è pacificamente vero”, il reato si configura, poichè “nel caso in esame il soggetto indotto in errore non è tanto l’ente fornitore del
servizio di posta elettronica, quanto piuttosto gli utenti della rete i quali, ritenendo di interloquire con una determinata persona, in realtà inconsapevolmente si sono trovati ad avere
a che fare con una persona diversa”.
Tale comportamento configura il delitto previsto dall’art. 494 del codice penale, che tutela “l’interesse riguardante la pubblica fede”: nel caso in questione, infatti, gli “inganni relativi
alla vera essenza della persona o alla sua identità o ai suoi attributi sociali” [?] “possono superare la ristretta cerchia di un determinato destinatario, così il legislatore ha
ravvisato in essi una costante insidia alla fede pubblica, e non soltanto alla fede privata e alla tutela civilistica del diritto al nome”.
E’ altrettanto rilevante che il ragazzo avesse il chiaro obiettivo di “procurarsi un vantaggio e di recare un danno ad una sua amica” e che, per fare questo, si sia spacciato non solo per una
persona differente, ma anche per un esponente dell’altro sesso, ingannando gli utenti che con lui avevano a che fare.

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