Così il mercurio contamina il pesce

By Redazione

La contaminazione di mercurio nel pesce è (a ragione) uno dei maggiori spauracchi per il consumatore. Inoltre, il casi come l’avvelenamento di massa verificatosi a Minimata nel 1956 nel
hanno spinto gli addetti ai lavori verso nuovi sistemi di rilevamento e prevenzione.

In tale ambito va situato la ricerca della Hebrew University (Gerusalemme) e dell’Università del Nevada (USA), diretta dal professor Menachem Luria e pubblicata su “Nature Geoscience”.

La squadra del professor Luria ha preso come punto di partenza la situazione del Mar Morto: tale regione ha la particolarità di essere priva di specie ittiche, ma di avere la più
alta concentrazione terrestre di mercurio ossidato. Analizzando la locale atmosfera, gli scienziati israelo-americani hanno scoperto come il mercurio nell’aria è in una forma inattiva.
Per attivarsi, e poter così contaminare il pesce, ha bisogno di un processo di ossidazione, attivato dal bromo.

Secondo i ricercatori, aver individuato l’importanza del processo (ed il conseguente ruolo del bromo) permetterà di localizzare le “zone rosse” dell’intossicazione, stabilendo
così la probabilità di consumare specie ittiche inquinate.

FONTE: Daniel Obrist, Eran Tas, Mordechai Peleg, Valeri Matveev, Xavier Faïn, David Asaf, Menachem Luria, “Bromine-induced oxidation of mercury in the mid-latitude atmosphere”,
Nature Geoscience, Volume: 4, Pages: 22-26, Year published: (2011),DOI: doi:10.1038/ngeo1018

Matteo Clerici

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