Coldiretti: «raddoppia consumo frutta in Cina»

Il consumo di frutta in Cina è passato dai 40 ai 70 chili in media per persona negli ultimi dieci anni e tende, con lo sviluppo, ad avvicinarsi rapidamente ai livelli europei con
prevedibili sconvolgimenti sui mercati mondiali come è già avvenuto per i prezzi di cereali ed il latte.

E’ quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che con tassi di aumento nei consumi di frutta a due cifre percentuali l’anno, la Cina si sta trasformando da paese esportatore a paese
importatore per effetto dell’impetuosa crescita economica.

I consumi della Cina si stanno avvicinando rapidamente ai livelli dei paesi più sviluppati come l’Italia dove si acquistano 132 chili a testa anche se – sottolinea la Coldiretti – esiste
una rilevante forbice nei consumi di frutta tra la popolazione cinese in funzione del reddito con valori di quasi 80 chili a testa per le classi più benestanti rispetto agli appena 32
chili per i più poveri, secondo i dati Robobank.

Anche se il reddito medio è di appena 1500 dollari statunitensi all’anno, esistono – sostiene la Coldiretti – ampi segmenti della popolazione con potere di acquisto crescente che si
concentrano nelle 36 grandi città della Cina che ospitano 90 milioni di cittadini serviti anche da moderne catene commerciali.

Le mele – precisa la Coldiretti – sono il frutto preferito dai cinesi con oltre un quarto della produzione di frutta locale e si prevede che i loro consumi complessivi raggiungeranno a breve le
25 milioni di tonnellate, pari a dodici volte il raccolto Made in Italy.

In altre parole, un aumento del consumo di solo un chilo e mezzo a testa sarebbe sufficiente – continua la Coldiretti – ad esaurire l’intera produzione di mele dell’Italia.

Nonostante il pesante deficit commerciale con il paese asiatico, attualmente l’esportazione italiana di mele in Cina, come anche quella di kiwi, è pari a zero per il mancato superamento
degli ostacoli di carattere burocratico, sanitario ed amministrativo, che hanno sino ad ora impedito le spedizioni.

Un paradosso – continua la Coldiretti – se si considera che la Cina ha di fatto bloccato le esportazioni di frutta italiana verso i suoi territori, trincerandosi dietro il presunto pericolo
della diffusione di insetti dannosi per le piante come la mosca mediterranea della frutta, mentre il grande paese asiatico non solo esporta quantità sempre crescenti di prodotti
ortofrutticoli verso l’Unione europea e l’Italia (mele, aglio, concentrato di pomodoro, castagne, funghi, semilavorati di ortofrutta), ma ha addirittura “regalato” negli ultimi anni almeno due
insetti dannosi come il Cinipide del castagno e l’Anoplophora chinensis che colpisce una vasta gamma di piante ornamentali e non, che sta creando gravi danni nel nord Italia.

La coltivazione di mele, che rappresenta il 27 per cento della produzione cinese di frutta, copre una superficie di 1,9 milioni di ettari per una produzione di 24 milioni di tonnellate, pari al
38 per cento di quella mondiale, della quale attualmente – riferisce la Coldiretti – quasi un milione è destinata alle esportazioni.

L’Italia – continua la Coldiretti – è il primo produttore comunitario di mele per fresco nell’Europa a 25, con oltre 67.000 ettari coltivati per una produzione attorno alle 2 milioni di
tonnellate concentrate nel Trentino-Alto Adige, in Veneto, Emilia-Romagna, Piemonte, Campania e Lombardia.

La leadership italiana è anche indiscussa dal punto di vista qualitativo con quasi la metà della produzione garantita da denominazioni riconosciute dall’Unione Europea come Dop o
Igp (Val di Non, Melannurca Campana e Mela Alto Adige).

La mela – conclude la Coldiretti – è il frutto più apprezzato dagli Italiani con un consumo di oltre 15 kg a testa all’anno (circa 90 mele) che tuttavia risulta di molto inferiore
a quello consigliato come ricetta popolare per vivere sani.

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