Coldiretti: Prezzi, con le distorsioni il consumo di frutta crolla del 2,6 %

By Redazione

Le distorsioni presenti nel settore ortofrutta, dove i prezzi secondo Bankitalia in media aumentano del 200 per cento dalla produzione al consumo, sono evidenti anche nel caso del prezzo del
latte che dalla stalla alla tavola aumenta del 241 per cento o nel settore dei salumi e della carne nelle stalle che stanno chiudendo perché i ricavi non riescono a coprire i costi
di produzione saliti a livelli insostenibili, nonostante i prezzi al consumo alle stelle. E’ quanto afferma la Coldiretti che, nel commentare l’analisi della Banca d’Italia sulla
filiera ortofrutta, sottolinea come in media per l’insieme dei prodotti alimentari i prezzi aumentano di cinque volte dal campo alla tavola e che per ogni euro speso dai consumatori ben i 60
centesimi vanno alla distribuzione commerciale, 23 all’industria è solo 17 centesimi agli agricoltori.

Le inefficienze evidenziate dalla Banca di Italia nel settore ortofrutticolo sono alla base di ricarichi ingiustificati che stanno provocando una riduzione dei consumi con cali del 2,6 per
cento per la frutta e dello 0,8 per le verdure, nel primo semestre del 2008 secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Ismea Ac Nielsen. Si tratta di un trend allarmante per alimenti che sono
alla base della dieta mediterranea ed indispensabili per la salute per i quali, peraltro, l’Italia – sottolinea la Coldiretti – detiene il primato quantitativo e qualitativo a livello
comunitario.

Il peso eccessivo delle intermediazioni sui prezzi finali dell’ortofrutta è alla base – secondo la Coldiretti – del successo ottenuto nei mesi estivi dalle vendite nelle bancarelle
dietro le quali sempre piu’ spesso si trova un agricoltore. Secondo l’ultima indagine dell’Antitrust infatti “i prezzi al consumo attualmente praticati dalla grande distribuzione nel comparto
ortofrutticolo” “non sono inferiori a quelli praticati dalle altre tipologie di vendita e, in particolare, risultano sensibilmente superiori a quelli praticati dai mercati rionali e dagli
ambulanti”. Lo stesso Antitrust nella sua indagine conoscitiva su 267 filiere osservate mette in evidenza come i ricarichi variano dal 77 per cento nel caso di filiera cortissima (acquisto
diretto dal produttore da parte del distributore al dettaglio) al 103 per cento nel caso di un intermediario, al 290 per cento nel caso di due intermediari, al 294 per cento per la filiera
lunga (presenza di 3 o 4 intermediari tra produttore e distributore finale), facendo segnare appunto il valore medio del 200 per cento evidenziato da Bankitalia.

L’analisi di Bankitalia conferma che a favorire la crescita dei prezzi nell’agroalimentare e il calo dei consumi sono soprattutto le distorsioni e i troppi passaggi esistenti nel percorso dei
prodotti dal campo alla tavola durante il quale i prezzi moltiplicano e i centesimi si trasformano in euro – afferma il presidente della Coldiretti Sergio Marini. L’Organizzazione degli
imprenditori agricoli sta lavorando ad una strategia per semplificare e razionalizzare la filiera per rispondere alle esigenze degli agricoltori e nell’interesse dei consumatori. “Vogliamo
affrontare l’emergenza inflazione – afferma – con un piano che vede il coinvolgimento, oltre che delle imprese agricole, del sistema dei consorzi agrari (Assocap), dai quali passa oltre il 40
per cento dei mezzi tecnici, lo stoccaggio e la trasformazione dei prodotti, di CoopColdiretti (sono 1300 ad oggi le cooperative socie di Coldiretti) e del sistema dei mercati diretti degli
agricoltori (i cosiddetti farmers market). Per la definizione del piano – aggiunge il Presidente di Coldiretti – auspichiamo, e in tale maniera ci attiveremo, la fattiva e necessaria
partecipazione del sistema della trasformazione artigianale e industriale e della piccola e grande distribuzione. Il nostro progetto, che intendiamo presentare al Governo nei prossimi mesi –
continua Marini – vuole essere l’impegno concreto di Coldiretti per il rilancio dei consumi e il contenimento dell’inflazione legata all’alimentare nel nostro Paese”.

L’esperienza dimostra che l’apertura dei mercati degli agricoltori favorisce un contenimento dei prezzi per effetto della riduzione delle intermediazioni, del maggior consumo di prodotti locali
che non bruciano petrolio per lunghi trasporti e per una piu’ generale funzione calmieratrice nell’area in cui nascono. La Coldiretti ha promosso decine di iniziative con l’obiettivo di
realizzare almeno un farmers market (mercato esclusivo degli agricoltori) per ogni comune italiano per combattere il caro prezzi dal campo alla tavola con la vendita diretta e senza
intermediazioni dei prodotti alimentari. Si tratta di un impegno che – prosegue la Coldiretti – può arrivare a coprire fino al 15 per cento della spesa agroalimentare con un
importante effetto sul mercato come dimostrano le esperienze di successo in altri Paesi Europei, dalla Francia all’ Inghilterra, e negli Stati Uniti dove si è verificato un aumento
del 53 per cento negli ultimi dieci anni dei cosiddetti farmers market che sono oggi ben 4385, presenti in tutte le principali città come New York, Los Angeles o San Francisco. Nel
2007 grazie alla mobilitazione della Coldiretti nel 2008 è entrato in vigore il decreto (Gazzetta Ufficiale n.301 del 29 dicembre 2007) che rende possibile in tutti i Comuni di
avviare mercati gestiti dagli agricoltori localizzati anche in zone centrali e con frequenza giornaliera, settimanale o mensile a seconda delle esigenze locali.

Nonostante il caro prezzi è dunque possibile fare una spesa low cost con risparmi di oltre il 30 per cento senza rinunciare alla qualità tagliando le intermediazioni
grazie ad idee innovative per risparmiare che vanno dall’acquisto del latte alla spina all’orto self service ma anche la spesa ai mercati generali o direttamente nelle imprese agricole. Grazie
alla distribuzione alla spina il latte fresco di altissima qualità puo’ essere acquistato a prezzi variabili tra un euro ed un euro e venti (per il biologico), mentre sugli
scaffali il latte fresco e’ venduto attorno a 1,6 euro al litro, riciclando peraltro il contenitore ed eliminando così anche la dispersione di in rifiuti. Se sono ormai centinaia i
distributori di latte fresco che possono essere rintracciati sul sito http://www.coldiretti.it in molte città è anche possibile approfittare dell’apertura dei mercati
all’ingrosso ai privati cittadini, prevista dalla legge in orari determinati che consente risparmi con acquisti a collo (cassetta o altro) e di usufruire degli eventuali “saldi last-minute”. E
anche possibile fare la spesa direttamente nell’orto delle aziende agricole raccogliendo personalmente dal terreno il cespo di insalata, il finocchio e le zucchine che si intendono acquistare
per garantirsi cibi sicuri e di qualità ma anche per risparmiare sui costi della raccolta secondo una formula denominata “pick your own” che sta avendo una rapida diffusione negli
Usa e negli Stati Uniti. Ma per chi vuole acquistare prodotti freschi direttamente dal produttore,  senza fare la “fatica” di raccoglierli,  sul sito http://www.campagnamica.it
c’è il motore di ricerca “fattorie e cantine” dove è possibile individuare per singolo comune le aziende agricole dove è possibile fare la spesa con
quasi diecimila indirizzi disponibili.

La moltiplicazione dei prezzi dal campo dalla tavola

Prodotti

Rincari dal campo alla tavola

Latte fresco intero

241%

Ortofrutta

200%

Pasta

369%

Pane

1325%

Media agroalimentare

488%

Fonte: Elaborazioni Coldiretti

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