Coldiretti: in vacanza spopola il souvenir enogastronomico

By Redazione

 

Il souvenir enogastronomico tipico del luogo di vacanza è il preferito dai quindici milioni di italiani e dagli stranieri che hanno trascorso Natale o Capodanno in ferie in
Italia. E’ quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che il cibo e la buona cucina sono per quasi due italiani su tre (63 per cento) il simbolo del Made in Italy e battono la
cultura e l’arte fermi al 24 per cento, la moda con l’8 per cento, la tecnologia (3 per cento) e lo sport (2 per cento) secondo un sondaggio on line su www.coldiretti.it .

Formaggi di malga, olii a denominazione di origine e vini tipici sono – sottolinea la Coldiretti – alcuni dei souvenir più richiesti dai turisti per portare a casa un ricordo
“appetitoso” dei luoghi di vacanza. Dal formaggio puzzone di Moena del Trentino al formaggio Asiago in Veneto, dalla Fontina in Valle d’Aosta al vino Barolo del Piemonte, dal prosciutto
San Daniele nelle montagne del Friuli ai fagioli zolfini della toscana, dal limoncello campano al pane carasau della Sardegna, sono solo alcuni esempi dei prodotti piu’ gettonati.

Una tendenza in rapido sviluppo favorita – continua la Coldiretti – dal moltiplicarsi delle occasioni di valorizzazione dei prodotti locali che si è verificata nei principali
luoghi di villeggiatura, con percorsi enogastronomici, città del gusto, feste e mercatini di ogni tipo. Il turismo enogastronomico vale infatti – continua la Coldiretti – cinque
miliardi e si conferma il vero motore della vacanza Made in Italy che è l’unica nel mondo a poter offrire ben 177 denominazioni di origine riconosciute a livello comunitario e
4396 specialità tradizionali censite dalle regioni, mentre sono 477 i vini a denominazione di origine controllata (Doc), controllata e garantita (Docg) e a indicazione geografica
tipica (316 vini Doc, 41 Docg e 120 Igt). Non mancano in Italia – precisa la Coldiretti – i percorsi turistici legati all’enogastronomia con 142 “strade dei vini e dei
sapori” lungo le quali assaporare le molteplici tipicità del territorio. E se i diciottomila agriturismi presenti lungo tutta la penisola sono i luoghi ideali dove riposare
e riscoprire i sapori delle tradizioni, in Italia sono “aperti al pubblico” per acquistare prodotti enogastronomici 60.700 frantoi, cantine, malghe e cascine.

Il prodotto tipico locale piace anche agli stranieri come dimostra una ricerca dell’Istituto Piepoli-Leonardo-Ice nella quale si evidenzia che a mantenere vivo il ricordo dell’Italia
per quasi uno straniero su due (45 per cento) sono proprio il cibo e il vino Made in Italy. Ad essere particolarmente attratti dalle specialità alimentari Made in Italy sono
nell’ordine i cittadini svedesi (70 per cento) e americani (58 per cento), mentre il gradimento è più basso per quelli cinesi (31 per cento) e per i russi (28 per cento)
che preferiscono i prodotti della moda. D’altra parte – continua la Coldiretti – la visita in Italia garantisce la possibilità di fare acquisti convenienti prodotti di grande
fama all’estero dove spesso sono però commercializzati a prezzi molto più elevati con il rischio inoltre di imbattersi in falsi ed imitazioni di minore qualità. Una
possibilità che riguarda molti altri Paesi come dimostra il fatto che sul mercato globale si stima che sia falso un piatto italiano su tre e il fatturato dei prodotti Made
in Italy taroccati raggiunge gli oltre 50 miliardi di euro.

La “pirateria agroalimentare” nel mondo utilizza infatti impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che richiamano al nostro Paese per alimenti
che non hanno nulla a che fare con la realtà produttiva nazionale. Sono Parmigiano Reggiano e il Grana Padano i due prodotti tipici più imitati nel mondo che diventano
Parmesao in Brasile, Regianito in Argentina, Reggiano e Parmesano in tutto il Sud America o Parmesan dagli Stati Uniti al Canada, dall’Australia fino al Giappone, ma anche “Grana
Pardano”, “Grana Padana” o “Grana Padona”, solo per citare le più colorite e smaccate spuntate negli Stati Uniti. Ma – conclude la Coldiretti – molti altri sono i casi di
“agropirateria” come l’Asiago e la Mortadella Bologna made in USA, la Robiola , il Gorgonzola e il Caciocavallo prodotti in Canada, il Salame Milano del Cile e il Provolone della Nuova
Zelanda.Salame Cacciatori del Sud Africa.

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