Coldiretti: «import alimenti aumenta del 60%»

In Italia l’importazione di prodotti alimentari provenienti dalla Cina è aumentata del 60 per cento e riguarda principalmente aglio, funghi, mele e conserve vegetali oltre alle
specialità tipiche destinate alle comunità cinesi, è quanto emerge da una analisi della Coldiretti svolta dopo che il ministro della sanità giapponese ha sostenuto
che i ravioli importati dalla Cina sono stati deliberatamente avvelenati causando almeno dieci vittime e migliaia di intossicati.

Si tratta – sottolinea la Coldiretti – solo dell’ultima denuncia sulla sicurezza dei prodotti Made in China che ha già coinvolto giochi per bambini, dentifrici, alimenti per cani e
gatti, anguille, pesce gatto e conserve vegetali. Una escalation che ha messo in allarme le stesse Autorità cinesi che sono intervenute ritirando le licenze per la produzione a centinaia
di industrie alimentari per problemi legati alla sicurezza alimentare, dopo aver verificato che nei primi sei mesi del 2007 il 19,1 per cento dei prodotti cinesi destinati al mercato interno
non rispettavano gli standard di qualità con il pesce essiccato e la frutta e ortaggi in scatola e che presentavano i maggiori problemi a causa della presenza di additivi e di
contaminazioni batteriche, secondo i dati dell’Amministrazione Generale per il Controllo della Qualità, l’organismo statale cinese addetto al controllo delle norme di sicurezza. In
Italia a partire dal primo gennaio 2008 sono definitivamente entrate in vigore le norme sull’obbligo dell’etichettatura di provenienza per la passata di pomodoro, al fine di evitare che sia
spacciata come Made in Italy quella ottenuta dalla rilavorazione di concentrato di pomodoro cinese. Un rischio reale considerato che nel 2007 – sottolinea la Coldiretti – sono quasi triplicate
le importazioni di pomodoro concentrato dalla Cina ( 163 per cento) per un quantitativo che di 160 milioni di chili che equivale a circa un quarto dell’intera produzione di pomodoro coltivata
in Italia. Se il pomodoro in scatola rappresenta circa un terzo del valore delle importazioni nazionali, dalla Cina – precisa la Coldiretti – arrivano anche aglio, mele e funghi in scatola. Si
tratta di prodotti che – denuncia la Coldiretti – rischiano di essere spacciati come Made in Italy per la mancanza dell’obbligo di indicare in etichetta la provenienza.

Di fronte all’estendersi dell’allarme sui rischi dei prodotti cinesi occorre immediatamente – sostiene la Coldiretti – allargare l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza di tutti gli
alimenti per favorire i controlli, permettere l’immediato ritiro dal mercato dei prodotti eventualmente pericolosi e garantire così la sicurezza dei cittadini. Per non rincorrere le
emergenze e di fronte ai rischi per la salute e’ necessario – precisa la Coldiretti – intervenire urgentemente con la trasparenza dell’informazione per consentire la rintracciabilità
delle produzioni e i controlli necessari ad individuare ed eliminare eventuali rischi.

Per questo – conclude la Coldiretti – occorre immediatamente applicare le norme contenute nella legge 204 del 2004, ottenuta grazie alla raccolta di un milione di firme da parte della
Coldiretti, per rendere obbligatoria l’indicazione in etichetta dell’origine dei prodotti in vendita.

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