Cina: previsto un rallentamento economico per il 2008

L’economia cinese ha rallentato il suo ritmo di crescita nell’ultimo trimestre del 2007, un anno che tuttavia ha raggiunto nel complesso il tasso più alto degli ultimi 13 anni, pari
all’11,4%, il rallentamento si è verificato in dicembre, quando il tasso è arrivato all’11,2% rispetto all’11,5% di novembre, allo stesso tempo l’inflazione è diminuita dal
suo tasso record che in novembre aveva raggiunto il 6,9% e si attesta ora al 6,5%.

Per quanto riguarda gli investimenti fissi, su base annua sono cresciuti dello 0,9%. Le previsioni per il 2008 non sono poi delle migliori a causa della flessione dell’economia statunitense,
del mercato più ampio per le esportazioni cinesi e degli scandali della scorsa estate relativi alla qualità di alcuni prodotti Made in China. Il Direttore dell’Ufficio Nazionale
di Statistica di Pechino, Xie Fuzhan, ha ricordato che «Oggi l’inflazione è una tendenza globale», ed ha sottolineato che in Cina essa si è concentrata solo in alcuni
settori, in particolare in quello alimentare e in quello dell’energia sui quali molto forte è l’influenza dei prezzi internazionali.

Il rallentamento comunque – tra l’altro molto contenuto – è motivo di soddisfazione per il governo di Pechino che teme un’esplosione della sua economia specialmente in alcuni comparti,
come l’edilizia. Nel 2007 il primo ministro Wen Jiabao ha varato una serie di misure restrittive agendo in particolar modo sui tassi di interesse che ha alzato per ben sei volte. A suo parere
la crescita «ideale» dovrebbe aggirasi intorno all’8-9% l’anno. Le cifre indicano comunque un’economia sana, in buona salute, tanto che gli economisti attribuiscono il crollo
registrato dalla Borsa di Shanghai all’immaturità del mercato che ha reagito male alla prevista recessione negli Usa.

Anche la preoccupazione per l’esposizione delle grandi banche pubbliche cinesi – in primo luogo la Bank of China – nella crisi dei mutui facili americani, ha dato il suo contributo alla
frenata. Un altro fattore è stato poi la continua crescita della valuta nazionale, lo yuan, che ha chiuso il 2007 con un cambio di 7,30 con il dollaro, il livello più alto mai
raggiunto fin’ora. Dal 2005 ad oggi la moneta cinese è cresciuta del 12,5% e secondo alcuni economisti, la valuta potrebbe salire ancora molto nel 2008. Altra determinante, di medio
periodo e destinata a ridurre la competitività dei prodotti cinesi è inoltre la nuova legge sul lavoro, entrata in vigore all’inizio dell’anno. Essa rende obbligatori i contratti
di lavoro e pone dei seri limiti alla libertà di azione delle imprese in materia di orari e di licenziamenti. In base ad alcuni calcoli, sicuramente pessimisti, questa legge potrebbe
provocare un aumento del 40% del costo del lavoro.

Valentina Cecconi

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