Coldiretti: Crisi mutui, allarme speculazione sui terreni agricoli

E’ allarme speculazione sui terreni agricoli che vengono scelti come bene rifugio alternativo agli investimenti più tradizionali, facendone schizzare le quotazioni verso
l’alto ed ostacolandone quindi l’acquisto da parte dei giovani imprenditori agricoli. L’allarme è stato lanciato dal summit dei giovani della Coldiretti a Parma
convocato per discutere delle iniziative messe in campo per il settore nel tempo della crisi economica e degli allarmi sanitari.

Da una indagine Coldiretti/Swg realizzata per verificare l’impatto della crisi finanziaria sull’economia reale delle imprese agricole è emerso che i terreni agricoli
battono l’oro nella classifica degli investimenti giudicati più sicuri dagli italiani. Alla domanda su quali siano gli investimenti reputati più convenienti, i
cittadini – sottolinea Coldiretti – hanno collocato i terreni agricoli ben davanti all’oro (oltre che ai buoni postali, conti correnti e opere d’arte) e appena sotto un
altro dei beni-rifugio più tradizionali come i titoli di stato. In cima alla graduatoria continua a figurare il mattone, ma il sorpasso dei campi sul prezioso metallo testimonia
come l’agricoltura sia considerata dagli italiani un settore nel quale vale la pena investire per avere successo e per sviluppare un’attività imprenditoriale che, tra
le altre cose, consente di stare a diretto contatto con la natura.

“Il terreno è un costo per le imprese agricole che devono crescere e svilupparsi e l’aumento delle quotazioni rischia di trasformarsi in un ulteriore onere che si
somma a quello della stretta creditizia” afferma il delegato dei Giovani della Coldiretti Donato Fanelli nel chiedere misure antispeculative “per evitare che si alzi
l’asticella del principale ostacolo all’ingresso di quei giovani imprenditori agricoli che decidono di investire, con una scelta imprenditoriale che risponde, tra
l’altro, al crescente interesse per la campagna e, con esso, al bisogno di sicurezza alimentare e ambientale da parte dei cittadini, e che va in direzione opposta rispetto a chi
punta su rendite fondiarie che non creano né sviluppo né occupazione”.

Dal Comitato nazionale Giovani Impresa della Coldiretti è emerso che la campagna svolge un ruolo anticiclico rispetto alle difficoltà dell’economia di carta ed
è quindi necessario intervenire per rimuovere gli ostacoli che frenano il crescente interesse delle nuove generazioni, attraverso la creazione di una “rete” diffusa e
solidale di giovani imprese agricole Coldiretti dal Nord al Sud del Paese, capace di affrontare il delicato momento economico e, soprattutto, di creare opportunità di sviluppo.

In Italia – evidenzia Coldiretti – il valore aggiunto in ettari, ovvero la ricchezza netta prodotta per unità di superficie dalla nostra agricoltura, è oltre il triplo di
quello USA, doppio di quella inglese, e superiore del 70 per cento di quelli di Francia e Spagna. Secondo i dati Ismea il valore medio dei terreni acquistati con il sostegno
dell’Istituto è stato pari – sottolinea la Coldiretti – a 20mila euro a ettaro nel 2008 ma con forti variazioni che vanno da un minino di quasi 2mila euro per ettaro ad un
massimo di 207mila euro, sempre all’ettaro, per un meleto del Trentino, anche se sul libero mercato un ettaro di vigneto nelle zone di produzione più celebri, dalla Toscana
al Trentino Alto Adige, può andare da 500mila e oltre un milione di euro ad ettaro.

Da qui la necessità – continua Coldiretti – di adottare una serie di politiche capaci di creare reale sviluppo e di “tenere il passo” con il dinamismo degli
imprenditori under 35, a cominciare dall’attuazione delle misure del cosiddetto “pacchetto giovani”. Servono strumenti di mercato innovativi, capaci di mettere insieme
pubblico e privato e di migliorare l’accesso al credito alle giovani imprese agricole, favorendo il ricambio generazionale attraverso l’adozione di prodotti destinati sia alle
imprese in start up che ai passaggi generazionali. Ma anche strumenti che mitighino i rischi permettendo la libertà di scelta dell’imprenditore, come le assicurazioni e la
“rete di sicurezza”. Oltre a ciò, le giovani imprese ritengono indispensabile creare le condizioni affinché si possa investire in formazione e ricerca in modo
innovativo mettendo al centro l’impresa, ma anche una politica del territorio che privilegi la creazione di infrastrutture, a partire da quelle telematiche, senza rassegnarsi a subire
passivamente gli effetti negativi della difficile situazione economica e convinti, al contrario, di avere idee vincenti per il futuro del Paese .

I giovani agricoltori rappresentano la componente più dinamica dell’agricoltura italiana. Secondo l’indagine della Coldiretti le aziende agricole dei giovani under 35 possiedono,
infatti, una superficie superiore di oltre il 54 per cento alla media (9,4 ettari rispetto alla media nazionale di 6,1), un fatturato più elevato del 75 per cento della media
(18.720 Euro rispetto alla media nazionale di 10.680) e il 50 per cento di occupati per azienda in più. Inoltre – conclude la Coldiretti – le giovani leve della campagna hanno
una maggiore propensione al biologico (3,7 per cento delle aziende rispetto alla media nazionale di 2,1 per cento), ma incontrano qualche difficoltà nell’acquisto del capitale
terra che solo nel 54 per cento dei casi è in proprietà rispetto al 74 per cento della media nazionale.

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