Class action, ADUC: il rinvio è una sorta di foglia di fico dietro cui legittimare le angherie

 

Firenze – Con il decreto “milleproroghe” il Governo ha deciso di rinviare l’istituzione della class action al prossimo 30 giugno 2009. Siamo quindi ad un anno preciso da quando sarebbe
dovuta entrare in vigore e ad un anno e mezzo dalla sua approvazione nella Finanziaria 2008.

Non ci stupiamo più di tanto, perchè questo Governo ci sta abituando, come e piu’ degli altri, ad una concezione e una applicazione “allegra” dei diritti e dei doveri.

Per citare solo due episodi recenti: il lasciapassare per la commercializzazione della pillola abortiva RU486 che deve essere fornito da un organismo tecnico (Aifa) e viene invece
condizionato al potere politico in violazione delle norme Ue; il ministro Sacconi che minaccia una clinica di levargli la convenzione col Ssn se la stessa, in applicazione di una
sentenza giudiziale definitiva, presta assistenza al “finevita” di Eluana Englaro. Figuriamoci se, oltre all’allegra amministrazione in materia potenzialmente irritante per lo Stato del
Vaticano, avrebbero potuto fare altrimenti in materia potenzialmente irritante per le non poche aziende furbette e delinquenti che, con l’avvento della class action, avrebbero dovuto
ridimensionare i loro furti nei confronti dei consumatori, gestori di telefonia e banche in prima linea.

Gia’ le disposizioni approvate erano molto deficitarie e davano solo una vaga idea di azione collettiva, i possibili cambiamenti che il Governo -piu’ o meno ufficialmente- ha fatto
sapere che dovevano servire a renderla piu’ praticabile, diventano a questo punto una sorta di foglia di fico dietro cui legittimare le angherie in corso e far si’ che i vari
protagonisti non paghino per le stesse ma si comincino ad attrezzarsi, dopo un bel colpo di spugna sul passato, per continuare come prima adattandosi alle nuove disposizioni.

Evidentemente l’economia di mercato, da chi ci governa, e’ considerata con un solo protagonista, l’azienda, mentre il consumatore e’ visto solo come suddito e limone da spremere.

Ma vogliamo, a questo punto, essere positivi. Auspichiamo che la mancanza di dover correre per rispettare le scadenze in merito, possa servire a restituire al Parlamento la sua funzione
di luogo di confronto e di discussione e non solo votificio delle decisioni già prese dal Governo.

Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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