Cibo, il prezzo fa la differenza

Cibo, il prezzo fa la differenza

Quando si parla di alimentazione, il prezzo fa la differenza. Allora, il prezzo “giusto” può aiutare a consumare alimenti sani e rendere meno comuni alimenti poco salutari.

E’ il messaggio di una ricerca della Tuft University (sezione Friedman School of Nutrition Science and Policy), diretta dal dottor Dariush Mozaffarian e pubblicata su “BMC Medicine”.

Gli scienziati hanno esaminato 30 studi, cercando di valutare la relazione tra alimentazione, costo dei cibi e saluti.

Di base, è emerso come un 10% di calo del prezzo portava all’aumento del consumo di 14% (frutta e vegetali) e del 16% (altri alimenti sani).

In maniera simile, aumentare il prezzo dei cibi poco salutari, come bevande gassate o fast food.

Per ogni aumento del 10%, il consumo di bevande dolci calava del 7% e del 3% quello in acquisti di fast food.

Risultati non disprezzabili, ma la differenza esiste. Intervistato dal Boston Magazine, uno dei ricercatori ha fatto infatti notare come “Gli interventi per promuovere i comportamenti sani hanno generalmente effetti più grandi di quelli aventi come scopo la fine di comportamenti poco salutari”.

Ciò detto, la ricerca mostra alcuni punti oscuri. Ad esempio, comprare cibo non è la stessa cosa che mangiarlo. Oppure, ci possono essere ragioni dietro l’acquisto diverse dal prezzo minore.

Tuttavia, il dottor Mozaffarian ritiene che il risultato finale sia valido. Infatti, egli sostiene che “I nostri risultati suggeriscono come sussidi e tasse siano metodi validi per normalizzare iò prezzo dei cibi verso un costo socialmente accettabile. Questo non solo preverrebbe malattie, ma ridurrebbe anche i crescenti costi per la salute, che pesano tremendamente sui conti, sia privati che pubblici”.

Matteo Clerici

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