Cibo kosher, un marchio italiano affare per il Made in Italy
30 Maggio 2012
Una sfida morale, per dare ai cittadini della Repubblica uguaglianza sul piano agroalimentare. Ma, soprattutto, un marchio kosher (il prodotto alimentare rispettoso delle norme della religione
ebraica) sarebbe un’importante sbocco commerciale per le imprese italiane, anche e soprattutto sul piano delle esportazioni.
Questo il tema dell’incontro, organizzato dall’associazione di cultura ebraica Hans Jonas, presso il Ministero delle Politiche Agricole.
Obiettivo dei presenti, illustrare perché le regole kosher siano vantaggio per produttori e consumatori. Al fine di ottenere tale certificazione, il cibo subisce rigidi controlli, che
coprono il processo di produzione: perciò, spiega Renzo Gattegna, presidente dell’Ucei, gli alimenti promossi hanno “Valori religiosi ma anche culturali, ambientali, morali e
salutistici”.
Tale cura nella creazione viene apprezzata dal mercato, a prescindere dalla religione: negli USA, il kosher vanta un giro d’affari di 150 miliardi di dollari, con i non ebrei sempre più
avanti negli acquisti.
Così, ecco la proposta dell’Associazione, con il rabbino Di Segni a fare da portavoce: “Vorremmo valutare l’opportunità di avviare un dialogo con le istituzioni italiane al fine
di verificare se può essere interesse del paese investire sul kosher soprattutto in chiave export”.
In particolare, l’azione Associazione-governo italiano dovrebbe toccare due punti fondamentali.
Primo, potenziare il sistema di certificazione, rendendolo più autorevole all’estero e più impermeabile all’abuso.
Secondo, utilizzare il kosher per il dialogo e la pacifica relazione con la comunità musulmana.
Di fronte a tale prospetto, la reazione degli interlocutori italiani è stata positiva. I rappresentanti di Cia, Coldiretti, Copagri e Confagricoltura intervenuti al convegno hanno
mostrato vivo interesse.
Conclude il Ministro Catania: ” Ora, dovremmo portare avanti un lavoro di approfondimento per verificare la possibilità di avviare una collaborazione su una materia molto complessa, ma
che indubbiamente interessa una parte della collettività e che quindi non possiamo trascurare”.
Matteo Clerici





