Champagne, bianchi e rossi. Ecco la top ten dei vini della seduzione

Champagne, bianchi e rossi. Ecco la top ten dei vini della seduzione

Il vino, si sa, può essere perfetto per accendere la scintilla della passione.

Ma le miscele non sono tutte uguali: puntare su una varietà sbagliata può trasformare una tentata seduzione in un reale disastro.

Meglio allora seguire i consigli di maestri sommelier chef esperti e grandi wine writer, che hanno creato la top ten delle bollicine che scaldano.

  • Sarà poco originale, ma lo Champagne non delude: oltre al resto, si abbina bene con quasi tutti gli alimenti.

  • Prendendo spunto, Moreno Cedroni, primo cuoco della della Madonnina del Pescatore a Senigallia, consiglia così “Un Billecart-Salmon Brut Rosè. Perché “E’
    perfetto per conquistare lei. È fine, dal profumo avvolgente e il colore particolare attraverso cui ammirare il perlage, già seduce lo sguardo. L’ideale è servirlo in
    un flûte ampio”.

  • Non c’è bisogno di attraversare il confine: le bollicine del sesso si trovano anche in Italia. Andrea Grignaffini, direttore di Spirito diVino, punta così sul Cruasè
    dell’Oltrepò
    , spumante metodo classico da pinot nero, prima denominazione d’origine controllata e garantita di rosato. Questo è un vino “Ammiccante e femminile, che non
    manca di appeal anche per l’uomo che vuole bere senza troppi gradi alcolici ma con un tocco di colore”.

  • A tutte bollicine anche per Giuseppe Palmieri, dell’Osteria Francescana di Modena. Il sommelierindica un prosecco, il Costadilà di Mauro Lorenzon: un vino a fermentazione
    naturale, senza aggiunta di zuccheri e solforosa, non chiarificato che, grazie ai suoi lieviti indigeni, matura fini bollicine rimanendo in bottiglia con il proprio “fondo”. Un piccolo
    trucco: per valorizzare la miscela, capovolgetela delicatamente e servitela in bicchieri tipo Borgogna piccolo; poi godetevi i lieviti in sospensione.

  • Niente prosecco, meglio il Franciacorta. Questo il messaggio di Antonino Cannavacciuolo chef del ristorante Villa Crespi a Orta San Giulio, che offre un Cuvée Annamaria Clementi
    2002
    – Ca’ Del Bosco. Spiega Cannavacciuolo: “Grazie all’affinamento in bottiglia, di almeno sette anni, a contatto con i lieviti, si ottiene un grande vino color oro e dal perlage
    finissimo. Poi si è conquistati dal profumo di straordinaria complessità e dal sapore pieno e persistente”

  • Dalla Sicilia con (e per) passione. Per Marco Reitano, sommelier della Pergola del Rome Cavalieri, Bacco ed Eros si mischiano in un bianco giovane come l’Etna bianco di Benanti,
    intrigante, minerale, che si beve con facilità in un bel calice ampio a tulipano, con un lungo stelo che ha sempre il suo fascino.

  • Passiamo in Campania. Gennaro Esposito, chef della Torre del Saracino (Vico Equense) mette al primo posto la Biancolella d’Ischia Frassitelli 2009, vino “Fresco, aromatico, floreale
    e possiede nerbo ed eleganza insieme”.

  • I vini rossi: pochi di numero, buoni di qualità. Ne è convinto Fulvio Pierangelini, che punta le sue carte sul Fleurie del Beaujolais, rosso, leggero e profumato,
    giovane e fresco. “Deliziosamente snob, profumato di rosa e di giaggiole, non vuole calici costosi ma un bel bicchiere da acqua”.

  • Sempre rosso è il vino scelto da Enrico Crippa, chef del Piazza Duomo di Alba. Per Crippa, l’asso nella manica (o nel bicchiere) è il Monsordo (Cabernet, Merlot, Syrah e
    Nebbiolo, un Langhe rosso di Ceretto, “in grado di infondere un’allegria particolare anche alle serate che partono freddine”. In più, anche la bottiglia è bella: forma
    gradevole e nuda, poiché priva di etichetta.

  • Chiudiamo con la Toscana, ed il suo Sangiovese. Questa la bevanda sponsorizzata da Andrea Gori, sommelier e vine blogger. Per lui, l’incontro si fa caldo grazie ad un Brunello di
    Montalcino, come il Poggio di Sotto: “Spiazza con la forza nascosta in un bicchiere dal colore non aggressivo”.

Matteo Clerici

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