Censis: “Società inconcludente: una poltiglia di massa”
7 Dicembre 2007
La società italiana diventa sempre più “poltiglia di massa indifferente a fini e obiettivi di futuro, ripiegata su se stessa”, così il Censis descrive la situazione
italiana nel Rapporto annuale sullo stato del Paese, evidenziando che “siamo dentro una dinamica evolutiva di pochi e non in uno sviluppo di popolo”.
Il Censis, in particolare, ritiene che la realtà dell’Italia sia formata da elementi che si uniscono per forza d’inerzia e spiega che, se gli imprenditori cercano strategie alternative
perseguendo lo sviluppo all’estero, la gente è sempre più disillusa e delusa dal governo, dall’economia, dall’Italia intera: “Le dinamiche di sviluppo in atto restano dinamiche di
minoranza, che non filtrano verso gli strati più ampi della società. Lo sviluppo non filtra sia perché non diventa processo sociale, sia perché la società
sembra adagiarsi in un’inerzia diffusa, una specie di antropologia senza storia, senza chiamata al futuro”.
Com’era prevedibile, la crisi non ha permesso il rilancio dei consumi e le persone puntano il low cost, preparate ad avere ancora una volta in cambio il peggio. Secondo il Censis, infatti, gli
italiani si sono abituati ad una “disarmante esperienza del peggio”: “Settore per settore – spiega il Rapporto – nulla quest’anno ci è stato risparmiato: nella politica come nella
violenza intrafamiliare, nella micro-criminalità urbana come in quella organizzata, nella dipendenza da droga e alcool come nella debole integrazione degli immigrati, nella disfunzione
delle burocrazie come nello smaltimento dei rifiuti, nella ronda dei veti che bloccano lo sviluppo infrastrutturale come nella bassa qualità dei programmi televisivi”.
“La pur indubbia ripresa – continua il Censis – rischia di essere malata se non si immette fiducia nel futuro”, perché “la classe politica, scossa dalla ventata di antipolitica, non
può fare da collettore di energie” e perché le imprese puntano su terreni lontani.
L’unica soluzione è puntare sulle “nuove minoranze attive”, come i giovani che si occupano di ricerca scientifica o che studiano all’estero, i professionisti che analizzano i nuovi
mercati, coloro che vivono “il rapporto con l’immigrazione come un rapporto capace di evolvere in termini di integrazione e coesione sociale”, le minoranze che hanno scelto di aderire a
strutture collettive (gruppi, associazioni, ?)





