Censis: 20% degli adolescenti del Lazio vive in situazione di disagio

By Redazione

Lazio, 29 Novembre 2007 – Il 20% dei ragazzi tra i 14 e i 17 anni nel Lazio vive in una situazione di disagio, che si manifesta anche con atti di trasgressione e bullismo, questo il dato
più significativo che emerge dall’indagine ‘Il disagio adolescenziale nel Lazio’, promossa dalla direzione regionale Servizi sociali-Area osservatorio sociale del Lazio e realizzata dal
Censis.

Il rapporto, presentato questa mattina dall’assessore regionale alle Politiche sociali, Anna Coppotelli, e dal direttore generale del Censis, Giuseppe Roma, si basa su 1.750 interviste dirette
ad adolescenti di tutte e cinque le province laziali. L’indagine ha considerato come ragazzi con situazioni di disagio quelli che hanno presentato problematiche in almeno un paio dei seguenti
campi della vita: famiglia, scuola, rapporto con gli amici e tempo libero.

E’ all’interno delle mura familiari che le condizioni dei ragazzi con situazioni di disagio si differenziano da quelle degli altri giovani. Solo il 29% di loro, infatti, ha la
possibilità di parlare con i genitori delle cose che li riguardano e allo stesso tempo nel 15% dei casi vivono una situazione familiare di conflitto. Negativo poi il loro rapporto con i
libri: il 52,6% non ne legge neanche uno, contro il 28,8% dei ragazzi che non manifestano disagio. E si presenta problematico anche il rapporto con l’ambiente scolastico: più del 52% dei
ragazzi a disagio ritiene che la scuola non offra maggiori opportunità nella vita.

I ragazzi oggetto dell’indagine sono ulteriormente esposti a fatti di bullismo: il loro vero ambiente naturale sembra essere la strada, come conferma il direttore generale del Censis, Giuseppe
Roma: “Preferiscono stare fuori da famiglia e scuola e vivere per strada. E’come se volessero rimanere coperti da un’ombra di noia stando per strada senza far nulla. Ben un quinto degli
adolescenti, infatti, vuole stare fuori dai circuiti scolastici e familiari”, ha osservato Roma, rimarcando che “le famiglie devono dare più attenzione e più affetto ai ragazzi e
collaborare in un programma di aiuto per loro”.

“Il disagio” – ha spiegato Roma – “è tra ricchi e poveri, mentre nel ceto medio c’è più normalità”. Secondo i dati, infatti, l’8,2% degli studenti disagiati vive in
una famiglia in condizioni economiche elevate, contro il 4,2% dei ragazzi ‘normali’. I giovani sfogano la loro condizione di disagio con diversi comportamenti trasgressivi, come fumare spinelli
e ubriacarsi ogni tanto. Comportamenti, però, legittimati anche da buona parte dei ragazzi considerati non disagiati. Ciò che, invece, differenzia gli studenti a disagio dagli
altri è l’attrazione per i comportamenti non salutari, come ad esempio l’abuso dei farmaci per migliorare le proprie performance fisiche: il 41,1% degli studenti afferma di farne uso.

“Dal rapporto emerge una realtà che in buona parte immaginavamo” – ha detto l’assessore regionale alle Politiche sociali, Anna Coppotelli, commentando i risultati dell’indagine –
“L’anello debole della fascia degli adolescenti è la famiglia e in parte la scuola. Viviamo in un periodo in cui la struttura familiare è debole e questo crea disagio”.

“L’assessorato” – ha però ricordato la Coppotelli – “può realizzare progetti per integrare i compiti di famiglia e scuola e costruire una rete in cui far vivere questi ragazzi
più al sicuro. Il mio impegno” – ha concluso l’assessore – “è creare tavoli interassessorili all’interno della Regione, in modo da integrare idee e finanziamenti per affrontare il
problema adolescenziale”.

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