Cavallera (FI): «fare chiarezza sul ruolo del centro estero»

By Redazione

Ancona – Chiarire la situazione del Centro Estero rispetto ai vincoli posti dal decreto Bersani, per evitare che l’accorpamento in un solo ente delle politiche di promozione all’estero
costituisca un freno anziché un maggiore supporto alle imprese piemontesi.

Ugo Cavallera, consigliere regionale di Forza Italia, ha presentato una interpellanza alla Giunta Bresso per cercare di fare luce sulle difficoltà normative che impediscono un pieno
sviluppo del Ceip.

«Nonostante l’impegno testimoniato dai dirigenti – spiega Cavallera – il Ceip è rallentato, e le difficoltà nascono proprio dal quadro normativo, voluto dal precedente
governo nazionale, che stabilisce dei paletti molto rigidi per la società «in house». In pratica, secondo le previsioni del decreto Bersani, questi enti potrebbero svolgere
attività solo per i soci, che nel Ceip sono, oltre a Regioni ed enti locali, le Camere di Commercio e le associazioni imprenditoriali. Se non viene chiarito questo aspetto, il Ceip
è destinato a funzionare a ritmo ridotto, sempre con la spada di Damocle di muoversi su un terreno difficile quando si coinvolgono soggetti terzi».

La soluzione non può essere, secondo Cavallera «nel modificare la composizione sociale del Ceip, facendola diventare tutta pubblica, perché questo significherebbe troncare
la collaborazione proficua pubblico-privato, che permette di dare servizi più efficienti e snelli. Comunque, intendiamo conoscere quali siano le intenzioni della Giunta al riguardo,
perché al momento non risulta che si stia provvedendo a risolvere il problema del «Bersani», come si è invece tentato di fare provvisoriamente per le Atl».

Nell’interpellanza, l’esponente azzurro ipotizza anche un intervento a livello nazionale, per giungere a una migliore definizione delle norme del decreto in questione.
«L’intenzione dell’allora ministro, di evitare distorsioni alla concorrenza è anche condivisibile – dice Cavallera – ma le conseguenze possono essere deleterie, perché si
rischia di far saltare attività consolidate delle società miste pubblico-privato. Si avrebbe così l’effetto opposto alle privatizzazioni, riportando nell’alveo pubblico
molte attività che sono state svolte con il crescente coinvolgimento dei privati, sia dal punto di vista dell’apporto di risorse finanziarie, sia dal punto di vista della capacità
organizzativa e gestionale».

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